
Adam era li, fermo sul suo divano, luogo di ritrovo di tutti i suoi amici, riflettendo sulla sua storia con Eve. I due si erano conosciuti tre anni prima, alla festa di un amico, si erano persi di vista per qualche mese, e poi si erano innamorati. Adam era un ragazzo alto, atletico e muscoloso, con occhi azzurri come il cielo e morbidi capelli rossi. Poteva sembrare il classico palestrato piacione, ma Adam non lo era affatto. Dai suoi occhi trasparivano la sua sensibilità, la sua dolcezza, e la sua grande forza, non fisica, ma interiore, e tutto questo aveva fatto innamorare Eve, una brunetta tutta pepe, sempre con un grande sorriso stampato sul volto. Dagli occhi di Adam però traspariva anche tristezza. Da piccolo era stato dato in affidamento a Londra, e non aveva mai conosciuto i suoi veri genitori, o almeno non li ricordava. C'era peró qualcosa, o meglio qualcuno, che Adam ricordava perfettamente dalla sua infanzia. Una bambina, con la quale aveva passato i suoi primi anni di vita. Nove anni prima, a circa dieci anni, Adam l'aveva ritrovata. Il fato volle che anche lei fosse affidata ad una famiglia londinese. Il suo nome era Megara, per lui semplicemente Meg, ma i due, pur ricordandosi l'uno dell'altro, non sapevano come si fossero conosciuti. Perchè entrambi si ricordavano di essere cresciuti assieme? Perchè poi erano stati divisi e dati in affidamento?E come avevano fatto a rincontrarsi in una città grande come Londra pur non sapendo nulla l'uno dell' altra?
Il fatto certo era che qualcosa li legava, e una fitta allo stomaco li prendeva quando erano nella stessa stanza. Forse erano fratelli, forse erano cresciuti entrambi in orfanotrofio, o forse vi era un mistero più fitto dietro le loro giovani vite. I due erano sempre in contatto, erano amici, ma nuovamente lontani. La famiglia di Meg si era trasferita a New York, però tra i due nulla era cambiato, e questo non era certo sfuggito ad Eve.
Adam ed Eve studiavano al college, condividendo passatempi ed amicizie. Ma il loro rapporto, una volta splendido ed invidiato da tutti, iniziava ad avere delle crepe. Adam da qualche tempo faceva strani sogni, di un passato di cui lui non aveva memoria, di un passato di cui ricordava solo Meg. Adam sentiva che il legame con Megara era più forte di quello con Eve; lei però ora era lontana, e lui continuava a ripetersi che era solo un'amica. Eve era la sua ragazza, era li e le voleva bene, e lei lo aveva sostenuto nel momento più difficile della sua vita. Infatti un anno prima, dopo l'inizio del college, i genitori affidatari di Adam erano spariti nel nulla, facendo sapere al figlio che non avrebbero più voluto avere contatti, ma che lo amavano immensamente. Tutto questo aveva reso la vita di Adam un incubo. Non poteva spiegarsi perchè due genitori amorevoli abbandonassero il figlio senza un perché. C'era però Eve, che era la sua spalla, la sua consolazione, il suo amore. Non poteva però essere sereno, i suoi genitori erano scomparsi, e quei sogni sul passato lo turbavano. Adam doveva scoprire dove fossero Tom e Janine, papà e mamma, e doveva scoprire se quel sogno fosse reale, se il suo passato, quello con Meg, in quel luogo luminoso ma sconosciuto, fosse davvero il suo passato. Adam doveva scoprire chi fosse.
"Come va fratello?" disse una voce che distolse immediatamente Adam dai suoi pensieri. Era Jonas, il coinquilino di Adam ed Eve.
"A cosa stai pensando? Puoi confidarti con me, lo sai" continuò insistente. Jonas non era uno che mollava facilmente, specie con Adam, che era il suo migliore amico.
"Nulla fratello, va tutto bene" rispose Adam assente.
"Non si direbbe dalla tua faccia".
"Perché?".
"Perché sono sicuro che mi nascondi qualcosa." concluse Jonas innervosito. Adam non rispose ma guardò Jonas nei suoi grandi occhi nocciola, con un sorriso appena accennato. L'amico capì che qualcosa non andava, ma capì anche che non era il caso di continuare ad insistere.
Adam e Jonas si erano conosciuti quando il primo, dopo l'iscrizione al college si era messo alla ricerca di un appartamento. Jonas, dopo un primo sguardo, poteva sembrare un cervellone tutto muscoli e niente cervello, ma conoscendolo si capiva che dietro quello spirito ribelle, si nascondeva un cuore d'oro. Da qualche mese anche Eve viveva con loro, visto che la sua storia con Adam stava diventando sempre più seria.
Chiunque avrebbe potuto pensare che la causa della distrazione di lui fosse proprio la serietà improvvisa di questa relazione, forse troppo seria per due ragazzi di diciannove anni. Entrambi però sembravano sicuri dei propri sentimenti, ed erano i suoi sogni, Meg e la sparizione dei suoi genitori a rendere Adam completamente assente agli occhi di tutti.
Adam era ancora li sul divano quando sentì girare la chiave nella serratura.
"Che accoglienza calorosa!" disse Eve ironicamente.
"Dove sei stata? In biblioteca?".
"Si...perché?".
"Niente".
"Se mi devi parlare fallo e basta, me ne sono accorta negli ultimi giorni che quasi non mi guardi più in faccia" disse incalzante Eve, con il suo tono irruente e il suo modo di fare che andava poco per il sottile.
"Smettila ora!" rispose Adam sempre più turbato.
"Tu ti comporti da stronzo, e io la devo smettere?" esplose Eve.
"Ho troppi problemi per la testa, per starti ad ascoltare questa sera" rispose ancora Adam, ormai innervosito.
Questa risposta pose fine al duetto, lasciando Eve in lacrime e senza parole, forse per la prima volta nella sua vita. Aveva capito che qualcosa non andava, ma quella risposta da Adam non se la sarebbe mai aspettata.
E proprio quando stava per rispondergli, lui si alzò e se ne andò.
"Cosa è successo?" chiese Jonas, che per tutto il tempo aveva ascoltato in silenzio dalla sua camera, facendo finta di studiare.
"É impazzito!" rispose Eve in lacrime, mentre assisteva inerme alla sua storia d'amore che andava in pezzi.
"Dove è andato Eve? Eve, rispondimi!"
"Non lo so, non lo so, smettila, lasciami in pace".
Era una sera d'inizio autunno, e pioveva a dirotto, anche se l'aria calda opprimeva ancora le strade. Neanche Adam sapeva cosa avesse appena fatto, ma di certo aveva capito che qualcosa con Eve si era incrinato. Non era colpa della ragazza, era lui che non poteva restare.
Si, pensò quello in quel momento, non poteva più restare li.
Aveva troppe cose ancora da capire e da scoprire, prima fra tutte il suo passato.
Continuava a camminare sotto la pioggia, quando un uomo gli si avvicinò, e lasciò cadere nella tasca dei suoi jeans un foglietto. L'uomo, nonostante il caldo, era avvolto in un cappotto scuro, e aveva sul capo un grande cappello nero che gli copriva il volto. Adam prese subito il biglietto dalla tasca, agitatissimo e curioso, non sapeva neanche lui perchè, e lesse ad alta voce "RIPORTACI A CASA".
Adam, suggestionato da quanto era appena successo, dai suoi dubbi e dai suoi sogni, corse verso l'uomo, per fermarlo, ma questo parve scomparire nel nulla. La strada sembrava improvvisamente deserta, le luci dei negozi si stavano pian piano spegnendo, e le strade svuotando.
Un flusso di idee sconvolse in quel momento la sua mente. Chi era quell'uomo? Che voleva da lui? Cosa significava quella frase? Era tutto collegato? Il biglietto, l'uomo che si volatilizzava, Megara, i suoi genitori, i sogni di un passato ignoto?
In quel momento però si sentì in colpa per come aveva trattato Eve, e decise di tornare a casa per chiederle scusa, e per mettere in chiaro tutto, senza tralasciare alcun dettaglio.
Correva. La pioggia era sempre più fitta. Correva. Non capiva nulla, non capiva cosa era appena accaduto. Con il cuore in gola suonò il campanello, istericamente.
"Arrivo, arrivo!"
"Jonas, devo parlarvi, assolutamente" disse Adam entrando correndo in casa.
"Oh, ma... che ti succede oggi?"
"Stai zitto, è una cosa seria!".
"Ma di che diavolo stai parlando!"
"Dov'é Eve?"
"Non credo voglia parlarti..."
"Devo parlarvi... oppure impazzirò".
"Cosa vuoi ancora..." disse Eve entrando nel salotto dell'appartamento visibilmente sconvolta.
"Eve... scusami per prima ma..."
"Ma cosa?".
"Non ero in me...".
"Me ne sono accorta!".
"Scusami... scusami, ma stanno accadendo troppe cose".
"Ei amico, siediti, asciugati, e spiegaci, ci stai terrorizzando".
Gli occhi di Eve e Jonas erano fissi su Adam, che tremava zuppo di pioggia, e di preoccupazioni.
Adam bevve un bicchiere d'acqua, prese un asciugamano e si sedette li, sul solito divano, grigio, come il suo umore pensò.
"Devi avere una storia eccezionale per farti perdonare" riprese Eve.
Lei e Jonas si erano seduti sul divano accanto a lui, in attesa di spiegazioni.
"Per prima cosa ci sono i miei ricordi d'infanzia. Come sapete io sono stato adottato, ma ricordo da sempre Megara, anche lei adottata, ed è come se la conoscessi da sempre, è come se avessi trascorso la mia prima infanzia con lei e poi... boom... l'ho rincontrata; anche lei era stata data in adozione, dopo quel periodo dei nostri confusi ricordi, anche lei come me..."
"Dove vuoi arrivare?" chiese Jonas.
"Pensa che non siano solo coincidenze..." rispose Eve.
"Ci sono troppe coincidenze, è come se fossimo cresciuti insieme, nella stessa casa, poi i nostri genitori, quelli veri, ci abbandonano, e noi finiamo in famiglie diverse... e poi magicamente ci rincontriamo. Come può succedere se non..."
"Pensi che sia tua sorella?" chiese Eve, mentre lo sguardo dubbioso di Jonas diventata sempre più curioso.
"Non lo so, ci sono ancora altri tasselli. Un giorno suo padre viene trasferito dall'altra parte del mondo, lei va via, e poche settimane dopo i miei genitori spariscono nel nulla, lasciandomi solo con un biglietto d'addio, senza nessuna spiegazione".
"Forse visto che eri diventato maggiorenne non volevano più interferire con la tua vita, dovevi trovare la tua strada da solo..." ipotizzò Jonas.
"É proprio la mia strada che mi preoccupa!"
"Perchè? Ti aiuteremo noi a scoprire la verità, e se Meg fosse davvero tua sorella, beh allora avresti ritrovato la tua famiglia" disse Eve stranamente pacata.
"Non vi ho detto ancora tutto" disse Adam massaggiandosi un braccio.
"Ci sono dei sogni che faccio, dei sogni che sembrano davvero reali, su luoghi che non ricordo, luoghi strani, magici, di fantasia, e c'è anche Megara con me, e in questo regno felice poi arriva un'ombra, un'ombra che divora tutto, e io, con una spada cerco di fermarla ma poi..."
"Ma poi???" incalzarono Eve e Jonas.
"Ma poi mi risveglio qui, come un incantesimo spezzato, come una maledizione".
"Vabbè dai questo è un sogno di fantasia, non ti fissare su queste cavolate" disse Jonas quasi ridacchiando.
"Non è finita qui" disse Adam guardando serio gli altri due. Tirò fuori dalla tasca il biglietto e lo mostrò agli altri.
"RIPORTACI A CASA" lesse Eve.
"Cosa è, una pubblicità?" chiese Jonas. "Una di quelle pubblicità sociali e politiche sulla guerra, la lotta sociale e quella roba li?".
"Non ci credereste mai".
"Parla racconta!" urlarono in coro gli altri due.
"Ero in strada poco fa, quando un uomo, tutto coperto e con un grande cappello nero, passandomi vicino mi ha fatto scivolare questo biglietto nella tasca dei jeans".
"Come? Chi era?" chiese Eve spaventata. Il suo viso stava cambiando espressione, e Adam riusciva a percepire la sua paura, e Eve non aveva mai paura di nulla. "Lo conosci? Sai chi é?".
"No, non l'avevo mai visto prima, ma infondo il cappello gli copriva il volto quindi non so... Ho cercato di rincorrerlo, ma si è volatilizzato, è sparito nella pioggia, come scomparso nel nulla".
"Come può un tizio sparire nel nulla?" chiese stupito Jonas.
Adam respirava con affanno, era molto turbato. Eve gli accarezzava dolcemente il capo "Stai calmo, ci sarà una spiegazione, c'è sempre una spiegazione".
"Riportaci a casa? Chi? Lui sa chi sono? Lui sa quale è la mia vera casa? Si riferiva a qui, si riferiva a..."
"...Ai tuoi genitori?" un guizzo di intelligenza illuminò il volto di Jonas.
"Se... se fossero in pericolo? Io devo aiutarli, ma non so cosa fare, non so dove siano, o se siano davvero loro" disse Adam ormai ad un passo da una crisi di pianto.
Eve era seduta accanto a lui, di nuovo silenziosa, di quel silenzio strano che non le apparteneva, e Jonas aveva perso la sua aria da duro sicuro di se, e aveva iniziato a camminare su e giù per la stanza. L'aria era tesa, nessuno parlava più. Decisero di andare a dormire, e di affrontare nuovamente la la discussione il mattino seguente, a mente fresca, davanti ad un buon caffè.
Adam era molto agitato, ma più sollevato; aveva condiviso i suoi dubbi con due persone di cui si fidava ciecamente, e confidava nel loro aiuto.
Il mattino non era arrivato in fretta per nessuno dei tre, dopo quello che era accaduto la sera prima nessuno di loro si aspettava qualcosa di più tranquillo dal giorno seguente, ma sperarlo non costava nulla.
Era una mattina molto fredda, che faceva dimenticare di essere in autunno, e il sole timidamente si affacciava tra le grige nuvole che coprivano il cielo di Londra.
"Hai lezione questa mattina?" chiese Adam ad Eve, mentre lei frugava nello zaino.
"Si, e anche voi due. Non penserete mica di rimanere qui a rimuginare tutta la mattina..." il tono di Eve era di nuovo cambiato, freddo e distaccato, come se non credesse a nulla di quello che Adam aveva raccontato.
Nessuno dei due ragazzi rispose
"Devo chiamarla" disse Adam, spinto da un moto di energia.
"Chi, Megara?" disse Eve guardandolo male. "Per raccontargli cosa? Ehi ciao un pazzo mi ha messo un biglietto in tasca e penso tu sia mia sorella". Eve aveva appena mostrato a tutti quale fosse il suo di problema, e si, iniziava con la M. Era gelosia quella che spingeva Eve a comportarsi in quel modo quella mattina, gelosia verso una ragazza che avrebbe potuto portargli via Adam, perché aveva con lui un legame più forte del loro, e questo lei lo avvertiva.
Però chiamare Meg per un sogno e un biglietto non parve l'idea giusta neanche a Jonas.
"Ieri sera mi volevate appoggiare, eravate convinti che ci fosse qualcosa, un collegamento, e ora... mi mollate così?" disse Adam incredulo.
Jonas guardò attentamente Adam, i suoi occhi, il suo sguardo smarrito, quelle mani strette nei pugni che tremavano, e non sapeva cosa fare.
Come avrebbe potuto aiutarlo? Infondo erano solo supposizioni, non prove certe. Un giallo dai risvolti fantasy, e a lui non erano mai piaciuti nè i gialli, nè i fantasy.
Meg era dall'altro capo dell'oceano, i suoi genitori potevano semplicemente aver voluto che Adam facesse la sua vita, e ritrovasse la sua strada, forse era meglio lasciarlo andare prima che lui ritrovasse la sua vera famiglia, i suoi veri genitori, per non soffrire troppo, e quell'uomo poteva essere semplicemente un folle, un senzatetto, uno della pubblicità, o fare propaganda politica.
Adam era suggestionato da tutto questo, era provato, stanco, ma fare congetture non avrebbe risolto il problema.
"Vestiti ed andiamo a lezione, ne riparliamo nel pomeriggio, non ti agitare, più tardi chiamerai Meg, e forse le capirà" disse risoluto Jonas.
"Forse ha ragione Eve, forse non mi crederebbe, la spaventerei inutilmente, devo prima saperne di più".
Un sorriso soddisfatto si accese sul volto di Eve, che aveva evitato una invasione di campo di Meg, almeno per un po'.
"Cinque minuti e sono pronto!".
I tre raggiunsero il college in auto, l'auto rossa fiammante di Jonas, una Triumph TR5 del '76, resa meno fiammante dal mal tempo. Aveva ricominciato a piovere; sottilissima ma fitta la pioggia scendeva sulla città, così forte da far sembrare che qualcuno dal cielo volesse lavare via tutto quello che era successo. Il sole però era ancora li, e anche questo probabilmente era un segno, oltre che una stranezza meteorologica.
Il sole simboleggiava per Adam ancora una speranza, o un aiuto, un sostegno, o...
Cosa stava succedendo? Perchè aveva perso tutte le sue certezze? Chi era davvero? Perché lui, perché Megara? Erano veramente legati? Perché?
Il flusso di pensieri di Adam, ormai a casa, di nuovo sul suo divano, fu interrotto improvvisamente, perchè fu allora che suonò il campanello.
Avvolta in un impermeabile viola, che faceva risaltare ancora di più i suoi occhi dello stesso colore, una figura femminile era dietro la porta quando Adam stupito l'aprì. La ragazza era tutta bagnata, la pioggia non aveva risparmiato la sua bellezza.
"Meg!" disse Adam meravigliato.
"Non mi fai entrare?" disse la ragazza, avanzando con passo deciso verso il salotto, abbasso il cappuccio, e questi lunghi capelli castani raccolti in una coda le scesero sulle spalle.
"Ciao Eve, Jonas..." disse risoluta Meg.
I due si guardarono, come fosse una apparizione, e risposero al saluto.
"Come mai sei qui?" disse senza mezzi termini Eve.
Meg, sorrise, più con gli occhi che con la bocca, si tolse l'impermeabile, si girò verso Adam e disse "Devo parlarti, è importante".
"Anche io, devo parlarti, anche noi..." si corresse Adam guardando i suoi amici.
Megara estrasse un bigliettino della tasca, sedendosi sul divano, lo mostrò agli altri e rivolgendosi a Adam disse: "Lo hai ricevuto anche tu, vero?"
Adam, Eve e Jonas non credevano ai loro occhi, "RIPORTACI A CASA" lesse Eve.
Il biglietto era della stessa dimensione, della stessa fattura, e scritto con la stessa calligrafia di quello di Adam.
"Ma come è possibile....?" disse frastornato Adam.
"Non credi nei sogni?" disse Meg, con una espressione che dimostrava che sapesse anche dei sogni, sicuramente li aveva fatti anche lei.
Jonas ruppe il silenzio. "Siete fratelli quindi?".
Meg sorrise, quasi si aspettasse quella domanda e rispose candidamente "No, non credo, io li ricordo i miei genitori, ho iniziato a ricordarli da pochi giorno, e non c'era Adam in quei frammenti di sogno".
Eve era nervosa, e la notizia che i due non fossero realmente fratelli non sapeva se poteva considerarla positiva o negativa.
"Io non capisco, perchè sei venuta direttamente qui? Perchè hai attraversato l'oceano senza chiamarmi".
"Lo sapevo che questo biglietto portava a te, lo sentivo, e lo hai avvertito anche tu".
Meg era sempre un passo avanti a tutti, e sapeva la risposta ad ogni cosa, tranne che al loro grande mistero.
"Quando hai avuto il biglietto? Chi te lo ha dato?" chiese Adam.
"Ieri sera, un uomo, vestito di nero, con un grande cappello, lo ha lasciato scivolare nella tasca del mio impermeabile".
"Ma... è impossibile, ieri a quell'ora quell'uomo era qui, e mi ha lasciato il biglietto, e beh, Londra New York non è un tragitto breve, quindi..." disse spaventato Adam.
"Quindi poi è scomparso, ed è riapparso oltre oceano" concluse Jonas.
I quattro rimasero in silenzio per qualche minuto.
"Se vogliono qualcosa da voi, vi ricontatteranno. Ci devono essere delle coordinate, vi deve dire qualcosa, chiunque sia quest'uomo tornerà, e forse il suo obiettivo era avervi entrambi qui" affermò Eve, quasi fosse in un videogioco fantasy.
"Si ma chi diavolo può essere?" rispose Adam.
"Qualcuno che conta su di noi per tornare a casa, quel luogo dei sogni, quel luogo distrutto dall'ombra, e noi probabilmente per scappare a questo pericolo siamo stati mandati qui, da piccoli".
"Vi siete flashati con qualche assurdo anime alla Sailor Moon? No perchè non ha davvero nessun senso questa cosa" concluse sarcastico Jonas.
Eve fulminò con lo sguardo Jonas, e voltandosi notò gli occhi di Adam, spaventati, perdersi negli occhi sicuri e misteriosi di Megara.
[il nuovo episodio Take Me Home 1x02: It's a Rainy Day sarà online domenica 10 agosto]
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Correva. La pioggia era sempre più fitta. Correva. Non capiva nulla, non capiva cosa era appena accaduto. Con il cuore in gola suonò il campanello, istericamente.
"Arrivo, arrivo!"
"Jonas, devo parlarvi, assolutamente" disse Adam entrando correndo in casa.
"Oh, ma... che ti succede oggi?"
"Stai zitto, è una cosa seria!".
"Ma di che diavolo stai parlando!"
"Dov'é Eve?"
"Non credo voglia parlarti..."
"Devo parlarvi... oppure impazzirò".
"Cosa vuoi ancora..." disse Eve entrando nel salotto dell'appartamento visibilmente sconvolta.
"Eve... scusami per prima ma..."
"Ma cosa?".
"Non ero in me...".
"Me ne sono accorta!".
"Scusami... scusami, ma stanno accadendo troppe cose".
"Ei amico, siediti, asciugati, e spiegaci, ci stai terrorizzando".
Gli occhi di Eve e Jonas erano fissi su Adam, che tremava zuppo di pioggia, e di preoccupazioni.
Adam bevve un bicchiere d'acqua, prese un asciugamano e si sedette li, sul solito divano, grigio, come il suo umore pensò.
"Devi avere una storia eccezionale per farti perdonare" riprese Eve.
Lei e Jonas si erano seduti sul divano accanto a lui, in attesa di spiegazioni.
"Per prima cosa ci sono i miei ricordi d'infanzia. Come sapete io sono stato adottato, ma ricordo da sempre Megara, anche lei adottata, ed è come se la conoscessi da sempre, è come se avessi trascorso la mia prima infanzia con lei e poi... boom... l'ho rincontrata; anche lei era stata data in adozione, dopo quel periodo dei nostri confusi ricordi, anche lei come me..."
"Dove vuoi arrivare?" chiese Jonas.
"Pensa che non siano solo coincidenze..." rispose Eve.
"Ci sono troppe coincidenze, è come se fossimo cresciuti insieme, nella stessa casa, poi i nostri genitori, quelli veri, ci abbandonano, e noi finiamo in famiglie diverse... e poi magicamente ci rincontriamo. Come può succedere se non..."
"Pensi che sia tua sorella?" chiese Eve, mentre lo sguardo dubbioso di Jonas diventata sempre più curioso.
"Non lo so, ci sono ancora altri tasselli. Un giorno suo padre viene trasferito dall'altra parte del mondo, lei va via, e poche settimane dopo i miei genitori spariscono nel nulla, lasciandomi solo con un biglietto d'addio, senza nessuna spiegazione".
"Forse visto che eri diventato maggiorenne non volevano più interferire con la tua vita, dovevi trovare la tua strada da solo..." ipotizzò Jonas.
"É proprio la mia strada che mi preoccupa!"
"Perchè? Ti aiuteremo noi a scoprire la verità, e se Meg fosse davvero tua sorella, beh allora avresti ritrovato la tua famiglia" disse Eve stranamente pacata.
"Non vi ho detto ancora tutto" disse Adam massaggiandosi un braccio.
"Ci sono dei sogni che faccio, dei sogni che sembrano davvero reali, su luoghi che non ricordo, luoghi strani, magici, di fantasia, e c'è anche Megara con me, e in questo regno felice poi arriva un'ombra, un'ombra che divora tutto, e io, con una spada cerco di fermarla ma poi..."
"Ma poi???" incalzarono Eve e Jonas.
"Ma poi mi risveglio qui, come un incantesimo spezzato, come una maledizione".
"Vabbè dai questo è un sogno di fantasia, non ti fissare su queste cavolate" disse Jonas quasi ridacchiando.
"Non è finita qui" disse Adam guardando serio gli altri due. Tirò fuori dalla tasca il biglietto e lo mostrò agli altri.
"RIPORTACI A CASA" lesse Eve.
"Cosa è, una pubblicità?" chiese Jonas. "Una di quelle pubblicità sociali e politiche sulla guerra, la lotta sociale e quella roba li?".
"Non ci credereste mai".
"Parla racconta!" urlarono in coro gli altri due.
"Ero in strada poco fa, quando un uomo, tutto coperto e con un grande cappello nero, passandomi vicino mi ha fatto scivolare questo biglietto nella tasca dei jeans".
"Come? Chi era?" chiese Eve spaventata. Il suo viso stava cambiando espressione, e Adam riusciva a percepire la sua paura, e Eve non aveva mai paura di nulla. "Lo conosci? Sai chi é?".
"No, non l'avevo mai visto prima, ma infondo il cappello gli copriva il volto quindi non so... Ho cercato di rincorrerlo, ma si è volatilizzato, è sparito nella pioggia, come scomparso nel nulla".
"Come può un tizio sparire nel nulla?" chiese stupito Jonas.
Adam respirava con affanno, era molto turbato. Eve gli accarezzava dolcemente il capo "Stai calmo, ci sarà una spiegazione, c'è sempre una spiegazione".
"Riportaci a casa? Chi? Lui sa chi sono? Lui sa quale è la mia vera casa? Si riferiva a qui, si riferiva a..."
"...Ai tuoi genitori?" un guizzo di intelligenza illuminò il volto di Jonas.
"Se... se fossero in pericolo? Io devo aiutarli, ma non so cosa fare, non so dove siano, o se siano davvero loro" disse Adam ormai ad un passo da una crisi di pianto.
Eve era seduta accanto a lui, di nuovo silenziosa, di quel silenzio strano che non le apparteneva, e Jonas aveva perso la sua aria da duro sicuro di se, e aveva iniziato a camminare su e giù per la stanza. L'aria era tesa, nessuno parlava più. Decisero di andare a dormire, e di affrontare nuovamente la la discussione il mattino seguente, a mente fresca, davanti ad un buon caffè.
Adam era molto agitato, ma più sollevato; aveva condiviso i suoi dubbi con due persone di cui si fidava ciecamente, e confidava nel loro aiuto.
Il mattino non era arrivato in fretta per nessuno dei tre, dopo quello che era accaduto la sera prima nessuno di loro si aspettava qualcosa di più tranquillo dal giorno seguente, ma sperarlo non costava nulla.
Era una mattina molto fredda, che faceva dimenticare di essere in autunno, e il sole timidamente si affacciava tra le grige nuvole che coprivano il cielo di Londra.
"Hai lezione questa mattina?" chiese Adam ad Eve, mentre lei frugava nello zaino.
"Si, e anche voi due. Non penserete mica di rimanere qui a rimuginare tutta la mattina..." il tono di Eve era di nuovo cambiato, freddo e distaccato, come se non credesse a nulla di quello che Adam aveva raccontato.
Nessuno dei due ragazzi rispose
"Devo chiamarla" disse Adam, spinto da un moto di energia.
"Chi, Megara?" disse Eve guardandolo male. "Per raccontargli cosa? Ehi ciao un pazzo mi ha messo un biglietto in tasca e penso tu sia mia sorella". Eve aveva appena mostrato a tutti quale fosse il suo di problema, e si, iniziava con la M. Era gelosia quella che spingeva Eve a comportarsi in quel modo quella mattina, gelosia verso una ragazza che avrebbe potuto portargli via Adam, perché aveva con lui un legame più forte del loro, e questo lei lo avvertiva.
Però chiamare Meg per un sogno e un biglietto non parve l'idea giusta neanche a Jonas.
"Ieri sera mi volevate appoggiare, eravate convinti che ci fosse qualcosa, un collegamento, e ora... mi mollate così?" disse Adam incredulo.
Jonas guardò attentamente Adam, i suoi occhi, il suo sguardo smarrito, quelle mani strette nei pugni che tremavano, e non sapeva cosa fare.
Come avrebbe potuto aiutarlo? Infondo erano solo supposizioni, non prove certe. Un giallo dai risvolti fantasy, e a lui non erano mai piaciuti nè i gialli, nè i fantasy.
Meg era dall'altro capo dell'oceano, i suoi genitori potevano semplicemente aver voluto che Adam facesse la sua vita, e ritrovasse la sua strada, forse era meglio lasciarlo andare prima che lui ritrovasse la sua vera famiglia, i suoi veri genitori, per non soffrire troppo, e quell'uomo poteva essere semplicemente un folle, un senzatetto, uno della pubblicità, o fare propaganda politica.
Adam era suggestionato da tutto questo, era provato, stanco, ma fare congetture non avrebbe risolto il problema.
"Vestiti ed andiamo a lezione, ne riparliamo nel pomeriggio, non ti agitare, più tardi chiamerai Meg, e forse le capirà" disse risoluto Jonas.
"Forse ha ragione Eve, forse non mi crederebbe, la spaventerei inutilmente, devo prima saperne di più".
Un sorriso soddisfatto si accese sul volto di Eve, che aveva evitato una invasione di campo di Meg, almeno per un po'.
"Cinque minuti e sono pronto!".
I tre raggiunsero il college in auto, l'auto rossa fiammante di Jonas, una Triumph TR5 del '76, resa meno fiammante dal mal tempo. Aveva ricominciato a piovere; sottilissima ma fitta la pioggia scendeva sulla città, così forte da far sembrare che qualcuno dal cielo volesse lavare via tutto quello che era successo. Il sole però era ancora li, e anche questo probabilmente era un segno, oltre che una stranezza meteorologica.
Il sole simboleggiava per Adam ancora una speranza, o un aiuto, un sostegno, o...
Cosa stava succedendo? Perchè aveva perso tutte le sue certezze? Chi era davvero? Perché lui, perché Megara? Erano veramente legati? Perché?
Il flusso di pensieri di Adam, ormai a casa, di nuovo sul suo divano, fu interrotto improvvisamente, perchè fu allora che suonò il campanello.
Avvolta in un impermeabile viola, che faceva risaltare ancora di più i suoi occhi dello stesso colore, una figura femminile era dietro la porta quando Adam stupito l'aprì. La ragazza era tutta bagnata, la pioggia non aveva risparmiato la sua bellezza.
"Meg!" disse Adam meravigliato.
"Non mi fai entrare?" disse la ragazza, avanzando con passo deciso verso il salotto, abbasso il cappuccio, e questi lunghi capelli castani raccolti in una coda le scesero sulle spalle.
"Ciao Eve, Jonas..." disse risoluta Meg.
I due si guardarono, come fosse una apparizione, e risposero al saluto.
"Come mai sei qui?" disse senza mezzi termini Eve.
Meg, sorrise, più con gli occhi che con la bocca, si tolse l'impermeabile, si girò verso Adam e disse "Devo parlarti, è importante".
"Anche io, devo parlarti, anche noi..." si corresse Adam guardando i suoi amici.
Megara estrasse un bigliettino della tasca, sedendosi sul divano, lo mostrò agli altri e rivolgendosi a Adam disse: "Lo hai ricevuto anche tu, vero?"
Adam, Eve e Jonas non credevano ai loro occhi, "RIPORTACI A CASA" lesse Eve.
Il biglietto era della stessa dimensione, della stessa fattura, e scritto con la stessa calligrafia di quello di Adam.
"Ma come è possibile....?" disse frastornato Adam.
"Non credi nei sogni?" disse Meg, con una espressione che dimostrava che sapesse anche dei sogni, sicuramente li aveva fatti anche lei.
Jonas ruppe il silenzio. "Siete fratelli quindi?".
Meg sorrise, quasi si aspettasse quella domanda e rispose candidamente "No, non credo, io li ricordo i miei genitori, ho iniziato a ricordarli da pochi giorno, e non c'era Adam in quei frammenti di sogno".
Eve era nervosa, e la notizia che i due non fossero realmente fratelli non sapeva se poteva considerarla positiva o negativa.
"Io non capisco, perchè sei venuta direttamente qui? Perchè hai attraversato l'oceano senza chiamarmi".
"Lo sapevo che questo biglietto portava a te, lo sentivo, e lo hai avvertito anche tu".
Meg era sempre un passo avanti a tutti, e sapeva la risposta ad ogni cosa, tranne che al loro grande mistero.
"Quando hai avuto il biglietto? Chi te lo ha dato?" chiese Adam.
"Ieri sera, un uomo, vestito di nero, con un grande cappello, lo ha lasciato scivolare nella tasca del mio impermeabile".
"Ma... è impossibile, ieri a quell'ora quell'uomo era qui, e mi ha lasciato il biglietto, e beh, Londra New York non è un tragitto breve, quindi..." disse spaventato Adam.
"Quindi poi è scomparso, ed è riapparso oltre oceano" concluse Jonas.
I quattro rimasero in silenzio per qualche minuto.
"Se vogliono qualcosa da voi, vi ricontatteranno. Ci devono essere delle coordinate, vi deve dire qualcosa, chiunque sia quest'uomo tornerà, e forse il suo obiettivo era avervi entrambi qui" affermò Eve, quasi fosse in un videogioco fantasy.
"Si ma chi diavolo può essere?" rispose Adam.
"Qualcuno che conta su di noi per tornare a casa, quel luogo dei sogni, quel luogo distrutto dall'ombra, e noi probabilmente per scappare a questo pericolo siamo stati mandati qui, da piccoli".
"Vi siete flashati con qualche assurdo anime alla Sailor Moon? No perchè non ha davvero nessun senso questa cosa" concluse sarcastico Jonas.
Eve fulminò con lo sguardo Jonas, e voltandosi notò gli occhi di Adam, spaventati, perdersi negli occhi sicuri e misteriosi di Megara.
[il nuovo episodio Take Me Home 1x02: It's a Rainy Day sarà online domenica 10 agosto]
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Finalmente posso leggere un tuo lavoro con la L maiuscola. Dopo averti revisionato Polly, e aver letto i racconti di Lalaluki, che consiglio di acquistare a tutti i lettori di questo blog, posso dirti: Ottimo lavoro. Anzi un inizio perfetto, brillante e spigliato sotto tutti i punti di vista. Mi piace come sono veloci, reali e quasi evocativi le descrizioni, ma anche la struttura dei discorsi nello scambio di battute tra i protagonisti della storia. Il mistero iniziale mi ha subito colpito, e mi ha catturato ancora di più l'uomo con il cappotto nero che fa Cadere il biglietto. Contninua così ;)
RispondiEliminagrazie grazie grazie! comunque si, anche se l'ho scritto io, concordo sul fatto che l'uomo misterioso è la parte più interessante, anche perchè dovrete scoprire chi è, e non sarà facile. o magari sono due persone diverse, in due luoghi diversi.
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