Take Me Home 1x02: It's a Rainy Day

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La pioggia continuava a scendere lenta e rumorosa, come inconsapevole di quello che stesse accadendo nel loro appartamento, ormai silenzioso, dove tutti e quattro avevano smesso di fare teorie, dove tutti avevano smesso di fare supposizioni, dove il silenzio aveva reso i ragazzi soli seppur insieme.
La pioggia continuava a scendere lenta e rumorosa, quando improvvisamente Megara si alzò dal divano, dirigendosi verso la finestra, dove una colomba bianca si era appena appollaiata. 
"C'è qualcosa qui, vicino alla zampa della colomba" disse in tono pacato ma sorpreso Megara.
Eve non capiva come nulla riuscisse a turbare la serenità che circondava questa misteriosa creatura, dai grandi occhi viola, per lei pieni di segreti. Si, perchè Eve cominciò pian piano a sospettare che Meg sapesse più di quanto facesse credere.
 Adam e Jonas si avvicinarono alla finestra, dove Megara stava delicatamente sfilando il biglietto dalla zampa della colomba.
Ancora un messaggio misterioso, che recitava "La donna dagli otto bambini vi porge la mano".
"Un indovinello" disse pensieroso Jonas.
"Un indizio" disse Eve.
"Per cosa?" chiese Adam.
"Forse è un appuntamento" rispose Adam.
"O un luogo" intervenne Megara.
"La donna dagli otto bambini vi porge la mano" rilesse Eve.
"Che luogo può mai essere?" chiese Jonas.
"Una via, un negozio, un indizio su di un posto, di Londra presumo" rispose Meg.
"Una persona che dobbiamo incontrare" disse Adam come se avesse trovato la soluzione.
"Dovete pensare a qualcuno che voi due conoscete, chi può essere? Conoscete qualcuno che ha otto figli?" disse Eve.
Jonas si mise a ridere, divertito dal fatto che oggi ci potesse essere ancora qualcuno con una famiglia così numerosa. "Otto figli? Oggi? A Londra? Pff, non siamo mica nell'Ottocento".
"Be se tu hai la soluzione illuminaci" disse nervosa Eve.
"Non è che ho soluzione, è che dubito che dovremmo cercare una donna con otto figli, viva per altro".
"Potrebbe essere una statua, Londra è piena di statue" intervenne Adam, questa volta davvero sicuro delle sue affermazioni.
"Conosco una persona che può aiutarci se si trattasse davvero di statue" disse Meg, estraendo il cellulare, ed iniziando a scorrere la rubrica nervosamente.
Eve la fissò di nuovo, e per un attimo le sembrò che Meg avesse perso quella pacatezza di cui risplendeva da quando era entrata in quella stanza ormai quasi tre ore prima.

Steven era una specie di nerd, ma la sua passione non erano fumetti e supereroi, ma statue e luoghi nascosti di Londra. Il suo sito web, Secret London, era un must per gli appassionati della Londra più segreta ed inesplorata, una vera guida a posti poco conosciuti, e statue di personaggi decisamente poco noti.
Steven aveva frequentato il liceo con Meg, e i due erano rimasti in contatto.
"Steven conosce qualunque segreto di questa città, lui sicuramente saprà darci una mano" disse Meg, mentre il telefono iniziava a squillare.
Il ragazzo non si fece pregare, in una ventina di minuti arrivò tutto trafelato, ansioso di iniziare questa ricerca. Svelare i segreti della città era il suo scopo di vita. Oltre a Michelle, la sua ragazza, che da poco tempo aveva iniziato a seguirlo in queste sue strampalate imprese.
"E' una caccia al tesoro" si giustificò Meg, per non rivelare troppo al suo amico.
Infondo cosa poteva davvero rivelare, cosa sapeva davvero? Un uomo aveva lasciato un messaggio a lei ed Adam, degli strani sogni li perseguitavano, e una colomba aveva portato un biglietto, con un indizio che forse solo Steven poteva decifrare.
Steven era un ragazzo alto ma magrolino, con dei grossi occhiali da vista, uno strano tic al naso e capelli castani a spazzola. Michelle era di una bellezza abbagliante, pelle chiarissima, piccina con i suoi capelli biondi ondulati e un timido sorriso. Amava davvero Steven, nonostante le sue ossessioni, i suoi tic, e la sua abilità di cacciarsi nei guai per svelare e raccontare gli angoli più desolati di Londra.
Secret London, il suo sito web, era diventato in poco tempo molto popolare in città, e tutti si rivolgevano a lui per saperne di più su di una statua ritrovata nel proprio cortile, su un antico palazzo da acquistare, o sugli aneddoti legati a locande e vecchi ostelli della città.
Steven lesse il biglietto ad alta voce, mentre un profumo di caffè veniva dalla cucina, dove Eve stava preparando le tazzine per tutti.
"La donna dagli otto bambini vi porge la mano".
Estrasse il suo pc dalla borsa, mentre Michelle posava sul tavolino la sua tazza fumante di caffè.
"Penso di avere la risposta"  disse Steven tirando su con il naso.
"Che figo!" esclamò Jonas, fissando lo schermo del pc del nuovo arrivato, che mostrava loro un elenco di tute le statue femminili presenti nella città.
"Vedete, deve essere per forza questa!" disse Steven indicando lo schermo.
Per un attimo gli sguardi di Megara ed Eve si incrociarono silenziosamente, come se Meg si fosse accorta che Eve la stesse fissando da quando era arrivata quel pomeriggio. Anzi, Meg probabilmente se ne era accorta fin dal primo momento, ma aveva fatto finta di nulla, e aveva alzato lo sguardo solo per dire "Ottimo questo caffè, ci voleva davvero". Un sorriso gentile apparve sul suo viso, fino a quel momento serio.
Quelle parole rivolte a lei, e quel sorriso, spiazzarono Eve, che arrossendo ebbe la capacità di rispondere solo un timido grazie.
"Catherine Booth" lesse dal suo stesso sito Steven. "Moglie del fondatore del The Salvation Army, William Booth. Per la sua importanza fu chiamata la "madre del Salvation Army".
"La donna dagli otto bambini perchè diede alla luce ben otto figli, e vi porge la mano perchè la sua statua ha una mano che sembra sporgersi verso qualcuno".
Tutti ascoltavano estasiati il racconto di Steven, il cui sito era davvero un archivio sterminato di fatti, luoghi, statue e segreti di una Londra che ormai non c'era più.
"La statua si trova a Champion Park, nel distretto di East Dulwich. Il vostro indizio si trova sicuramente li" disse Steven bevendosi soddisfatto il suo caffè.
"Non so come avremmo fatto senza di te, non sapevamo davvero cosa cercare e da dove iniziare a farlo" disse Adam.
"Grazie Steven, come sempre sei stata una risorsa indispensabile" aggiunse Megara.
"Ma ditemi, in cosa consiste questa caccia al tesoro?" chiese curioso Steven.
I quattro ragazzi si scambiarono sguardi fugaci, senza sapere cosa rispondere. Il silenzio fu interrotto solo da un tuono, seguito da un lampo che illuminò la stanza.
"Vi potrei essere utile con i prossimi indizi, ve l'ho chiesto solo per questo, lo so che c'è qualcosa che non volete dirmi, vero Meg?" disse Steven tra il soddisfatto e l'ansioso.

Imbarazzo. Ecco cosa stavano provando i quattro ragazzi. Imbarazzo.
Perchè infondo in quel momento si sentivano un po' pazzi, stavano inseguendo qualcosa che non conoscevano, qualcosa che loro non avrebbero mai potuto descrivere o spiegare.
Inseguire un indizio portato da una colomba, ma cosa stava accadendo a quattro ragazzi intelligenti e colti?
Anche Michelle era in imbarazzo, Steven non sapeva mai quando tacere, non sapeva stare al suo posto.
"Non sappiamo cosa dirti, è questa la verità." disse a testa bassa Meg.
"Ti ringraziamo per il tuo aiuto ma..." inizio Adam, che fu subito interrotto.
"E avremo ancora bisogno del tuo aiuto amico." disse Jonas lasciando tutti stupiti.
Per Jonas quella era la cosa giusta da fare, condividere questa follia con qualcuno che almeno poteva aiutarli a capire qualcosa.
"Veniamo subito" disse improvvisamente Eve, facendo un segno nervoso con la testa agli altri tre, indicando la cucina. Tutti si alzarono, nervosi, non capendo cosa stesse accadendo, mentre Steven e Michelle restarono sul divano, dove la ragazza si lamentò per la invadenza del nerd.
"Cosa ti è saltato in mente?" chiese nel frattempo infuriata in cucina Eve rivolgendosi a Jonas.
"Se non lo hai ancora capito quel ragazzo è l'unico capace di aiutarci. Vero Meg?"
Eve fulminò con lo sguardo prima Jonas e poi Megara, ormai tutti erano ai suoi piedi, persino Jonas. 
"Effettivamente penso abbia ragione." rispose Adam, sostituendosi al silenzioso gesto di approvazione di Meg.
Eve era alle strette, ed era tutta colpa di Meg, secondo lei, anche questa volta.
I quattro rientrarono nel salotto, dove anche Steven e Michelle avevano finito di bisticciare.
"Verrai con noi, ma per il momento non fare domande, perché noi non abbiamo ancora alcuna risposta in mano." disse Megara solenne.
Un sorriso brillante illuminò il viso di Steven, che strinse la mano a Michelle, nervosa ed incuriosita.

Steven e Michelle salirono in sella alla moto, una Honda CB1100, e gli altri li seguirono a bordo della Triumph di Jonas, solo dopo cinque minuti interminabili di domande di Jonas sulla Honda di Steven.
Jonas aveva la capacità di far perdere sempre minuti preziosi per la sua immensa curiosità, pensò Adam.
Destinazione Champion Park. Nonostante la pioggia, che non si era fermata un attimo per tutto il giorno, Steven sfrecciava sulla sua moto.
"Siamo arrivati" disse Steven, scendendo dalla moto, nel suo impermeabile zuppo di pioggia. Michelle aprì un grande ombrello, sotto il quale i due si ripararono, mentre gli altri li seguivano.
"Il cancello è aperto, entriamo" aggiunse Steven, facendo segno al gruppo di camminare.
La statua di Catherine Booth era abbastanza nascosta dalla visuale del vialetto principale, coperta da alberi maestosi. Il gruppo camminava silenzioso, nel cortile deserto, sotto la pioggia battente.
Un fulmine illuminò il cielo, seguito da un grande tuono, e Eve non perse occasione di stringersi ad Adam, rivolgendo poi lo sguardo a Megara, che come al solito non la stava guardando, ma alla quale non sfuggiva mai nulla, e questo Eve lo aveva capito.
"Stai tranquilla" sussurrò Adam nell'orecchio di Eve, baciandola dolcemente sulle labbra.
Arrivati all'imponente statua, resa ancora più spettrale dal temporale, tutti iniziarono a guardarsi intorno, alla ricerca di qualcosa.
"Cosa dobbiamo cercare?" disse Jonas guardando in giro furtivo.
"Un biglietto, un messaggio, qualcosa che possa somigliare ad un indizio" rispose Steven.
"La donna dagli otto bambini vi porge la mano, quindi dobbiamo guardare la mano della statua, o qualcosa che indica con le dita" aggiunse Michelle, che fino a quel momento era sempre stata in silenzio.
Adam cercò quindi di arrampicarsi sul piedistallo della statua, per arrivare a vedere la sua mano. Continuava a diluviare, e la base della statua era bagnata, Adam si avvicinò alla mano, ma in quel momento perse l'equilibrio, e cadendo si aggrappò ad una delle dita della mano della statua, che si spezzò.
La caduta fu attutita dal fango che ormai si era creato li in terra e tutti si avvicinarono per aiutarlo.
"Stai bene?" chiese Megara, guardando Adam come non lo aveva mai guardato fino a quel momento, almeno secondo Eve e Jonas.
"Si sto bene ma il dito...!" disse Adam dolorante.
"Mi sa che il dito era quello che ci serviva!" aggiunse Meg sorridendo. "Guardate qui!"
Megara estrasse un bigliettino dalla cavità nel dito della statua.
"Geniale, geniale!" esclamò entusiasta Steven.
"Come diavolo hanno fatto ad inserirlo li dentro? Quella stata è lì da una eternità!!" 
Jonas era davvero a bocca aperta.
"Il dito era segato, per questo appena Adam lo ha toccato si è staccato!" rispose Michelle.
"Solo un pazzo può inserire un biglietto nel dito di una statua!" intervenne Eve.
"Cosa dice il biglietto?" chiese Jonas, mentre tutti erano ormai raggruppati attorno a Megara ed Adam.
"La donna tra gli alberi non guarda lui, ma guarda il muro nel palazzo arabo".
Qualcosa si mosse tra i cespugli, e tutti ebbero l'impressione di essere spiati. Qualcosa di piccolo e veloce si muoveva tra le piante, e poi scomparve. Forse era solo un animale, pensò Jonas, non molto convinto di quello che stava dicendo a se stesso.

"Un altro indovinello!" disse nervoso Adam, che aveva ancora addosso i segni della caduta per trovare il primo indizio. Si stava scaldando vicino al termosifone della sua camera nel suo appartamento, mentre gli altri parlavano nervosamente in salotto.
Steven stava nuovamente smanettando in rete, alla ricerca di un luogo che riconducesse al secondo indizio.
"Come fai ad essere sicuro che si tratti di un luogo?" chiese Eve.
"Se hanno iniziato con un luogo, continueranno con altri luoghi. Una sorta di codice degli enigmisti, tutti i vari elementi riconducono sempre allo stesso filone. Come in una qualunque caccia al tesoro per bambini" rispose Steven, senza mai distogliere lo sguardo dallo schermo.
"Avete trovato qualcosa?" chiese Adam. Lui, che voleva fare di tutto per scoprire la verità, per scoprire il suo passato e ritrovare i suoi genitori, sembrava il meno interessato a questa faccenda, man mano che passavano le ore. E la cosa non passò inosservata.
Eve e Jonas lo presero da parte, chiedendogli cosa gli fosse accaduto.
"Non vi rendete conto che questa storia non ha senso?"
"Potrà non aver senso, ma questa è la tua storia, devi accettarla" rispose saggiamente Jonas.
"Quello che vuole dire lo scimmione qui è che non puoi scappare, non sono solo sogni come fino a quarantotto ore fa, gli indizi sono reali, e bussano alla nostra finestra, non puoi pensare che ignorando tutto...."
Un urlo di Steve interruppe Eve.
"L'ho trovato!"
"Di cosa si tratta?" chiese Adam, con un tono tra l'interessato... e il totalmente disinteressato.
"Leighton House Museum, Holland Park, distretto di Kensington e Chelsea, Londra".
 "All'interno vi è un quadro, The end of the Quest, dipinto da Frank Dicksee" proseguì Michelle. "Il quadro raffigura un uomo e una donna, e lei seduta tra gli alberi, sembra guardare oltre l'uomo".
"La donna non guarda lui come dice l'indovinello, ma guarda il muro della stanza in cui è affisso, un muro definito arabo in quanto il museo è noto per molti tratti orientali al suo interno, e una parte di esso è chiamata appunto Arab Hall" concluse Steven.
"Domani dobbiamo andarci, dobbiamo andare al museo, il nuovo indizio è nascosto in quella sala, probabilmente sul muro che sembra essere fissato dalla donna del quadro" disse Megara, dopo un lungo silenzio durato da quando erano tornati nell'appartamento.
Cosa pensasse o provasse Megara era un mistero per tutti, qualcuno la definiva fredda, ma solo perché non la conosceva bene. Megara non faceva mai capire cosa le passasse per la mente, ma poteva diventare la ragazza più simpatica del mondo, e questo Adam lo sapeva, e le mancava quella ragazza.
Fu in quel momento che capì che per riavere la propria vita, e per rivedere quella Megara, poteva fare solo una cosa, risolvere tutti gli indovinelli e andare avanti, in questo gioco misterioso in cui si era cacciato, in quella giornata di pioggia.

 [il nuovo episodio Take Me Home 1x03: Four Women sarà online domenica 17 agosto]
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2 commenti:

  1. Questa puntata è WOW *.* adoro le cacce al tesoro *.*

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    1. grazie! è solo l'inizio di questa caccia, dobbiam vedere se troveranno un tesoro o un mare di avversità :P

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