Quella fu un'altra lunga notte, tranquilla, ma comunque lunga, soprattutto per Adam, che continuava a sentirsi responsabile di tutto quello che stava accadendo. Non aveva ancora scoperto da dove venisse in realtà, che fine avessero fatto i suoi genitori, e cosa lo legasse, in una maniera così forte a Megara.
Quello che provava per Megara non lo poteva spiegare a parole, perchè era un sentimento che non aveva provato mai per nessun altro. Qualcuno lo avrebbe potuto semplicemente chiamare amore, ma per lui era qualcosa di diverso, qualcosa che lo rendeva dipendente da lei, dalla sua presenza, qualcosa che era precedente ad ogni suo ricordo, come se loro avessero trascorso ogni giorno della loro vita insieme, anche prima di nascere, anche prima che qualunque parte di loro avesse messo piede in questo mondo.
Adam e Megara erano come un'unica sostanza che si era separata in due corpi, e il pensiero che fossero gemelli terrorizzava Adam, perché non era quello che lui avvertiva, sarebbe stata una risposta troppo semplice, e lui non voleva una risposta semplice.
Non provava nulla di fraterno per lei, e non voleva chiamare amore quello che provava. Per lui erano semplicemente Adam e Megara, e non c'era un modo per spiegarli o descriverli, ma lui avvertiva che era arrivato il momento di farlo.
Quella fu un'altra lunga notte, tranquilla, durante la quale pian piano smise di piovere, lasciando spazio nel cielo ad una nuova luce.
Il sole brillava sulla moto di Steven quella mattina, fuori dal Leighton House Museum, e mentre Michelle si sistemava i capelli nello specchietto, vide arrivare alle loro spalle gli altri quattro ragazzi.
Ci fu un sommesso saluto generale, e tutti si avviarono verso il portone del museo.
Non c'era bisogno di parole, tutti quella mattina sembravano pronti ad affrontare qualunque cosa sarebbe successo quel giorno, pronti a non sorprendersi più di nulla.
"Entriamo!" disse Adam con tono deciso.
L'insicurezza e il disinteresse del giorno precedente avevano lasciato spazio a fermezza e convinzione, ormai sapeva cosa doveva fare, e doveva farlo non solo per se stesso, non solo per Megara, ma per tutti loro.
Sì, ora tutti erano parte di questa missione, questo pensava Jonas mentre percorreva l'atrio del museo, in silenzio, perchè anche lui aveva preferito lasciare spazio alle azioni, persino lui, il curioso e chiacchierone Jonas, quella mattina non aveva voglia di parlare e scherzare.
La verità era che forse oltre alla convinzione di voler partecipare a questa missione, in tutti vi era anche una grande paura, di cosa potesse esserci dopo, di scoprire cosa stesse realmente accadendo, di capire cosa significasse tutto ciò, e Jonas pensava anche, anzi ne era sicuro, che dopo ci sarebbero state prove peggiori da affrontare, e probabilmente più pericolose.
Erano tutti e sei li, in quel corridoio, che camminavano fianco a fianco, come in uno di quei film sulla CIA o l'FBI, pensò Steven, che si sentiva un agente segreto in missione.
"Come faremo a prendere quello che dobbiamo prendere, senza farci vedere da nessuno?" chiese dubbiosa Eve. Fu lei a spezzare definitivamente quel silenzio.
"Dobbiamo vedere prima di cosa si tratta. Il museo è molto controllato... in alcuni punti, siamo in sei persone, dobbiamo muoverci come gatti nella notte" disse Megara, e sicuramente Eve non desiderava la sua di risposta. Qualcosa però tra le due ragazze iniziava a cambiare, forse era la paura, forse era senso di sopravvivenza, ma Eve capì che era meglio essere cauta nei confronti di Meg, che in effetti non aveva fatto nulla.
"Dobbiamo augurarci allora che non ci siano dita da spezzare questa volta, perchè, beh, questo non è un cortile deserto" rispose con ironia Eve.
Megara, sorrise, fu l'unica a farlo, l'unica la cui paura non le impediva di essere lucida e serena, anche in quel grande momento di tensione.
E per un attimo fu come se ci fossero solo loro due, solo Megara ed Eve in quella stanza, fu come se loro due fossero amiche, per pochi, pochissimi secondi.
Quasi intimidite da quell'improvvisa simpatia, entrambe smisero di guardarsi e sorridersi, come spaventate dal potere di due donne intelligenti che combattono la stessa battaglia, seppur non amiche.
Michelle era una osservatrice silenziosa, e percepì qualcosa, qualcosa di positivo.
Giunsero al quadro, e tutti loro notarono qualcosa di strano, qualcosa che non doveva essere li. La donna del quadro effettivamente sembrava guardare fuori dalla sua cornice, e fu quello che vi era sul muro a lasciare senza parole i ragazzi. Una spettrale maschera voodoo era appesa sulla parete, e sicuramente non era un pezzo d'esposizione del museo.
"Non c'è un cartellino, una etichetta, nulla" disse Adam facendosi avanti.
"Credo sia quello che dovevamo vedere" disse con timore Steven.
Gli altri non proferirono parola, e nel silenzio una sagoma si mosse dietro di loro.
"Continuo a sentirmi seguita. Ho percepito questa sensazione anche ieri nel cortile, vicino alla statua" disse Eve.
"Sarà sempre l'uomo vestito di nero, quello del biglietto, forse è lui che lascia gli indizi" disse Jonas.
Nessuno sembrò ascoltare i due ragazzi, e Adam si avvicinò alla maschera, per trovare un indizio o un messaggio. A quel punto la staccò dal muro, e girandola si accorse che all'interno vi era nascosto un biglietto.
"Il mio nome è Saffronia" lesse Adam a voce alta.
Una guardia stava arrivando, e Adam fece giusto in tempo a rimettere a posto la maschera, mentre tutti gli altri si sparpagliarono per il corridoio, tra la gente, facendo finta di osservare le altre opere.
La maschera, appena riappesa muro, scomparve, come risucchiata dalla parete.
Tensione, era ciò che si avvertiva. Paura, era ciò che che stavano provando.
Uno sguardo bastò a tutti per decidere che era arrivato il momento di andare via.
Saffronia era un nome che Eve era già sentito.
"Il luna park!" esclamò. "Non vi ricordate l'indovina del luna park di Natale? Quella con quello strano turbante" concluse Eve.
"Oddio si che la ricordo. Con quelle strane maschere appese nella tenda, quel gallo inquietante che continuava a fissarmi" rispose Jonas.
"Il luna park non c'è più però, è stato chiuso qualche mese fa" intervenne Adam.
"Saffronia Voodoo Shop, 17 Rotherhithe Street" disse Steven, che non aveva perso un attimo per le sue solite ricerche.
"Dobbiamo andarci subito, questa donna sicuramente potrà darci delle risposte" intervenne Megara. Era nervosa, strana, come se avesse improvvisamente perso il controllo della situazione.
"C'è qualcosa che non va?" chiese Adam a Megara una volta in auto.
"Anche io ho già incontrato quella donna" rispose la ragazza.
"Sempre al luna park?"
"No. Era una festa di compleanno di una mia amica. C'era anche lei e per gioco ci facemmo leggere tutti le carte, ma quando arrivò il mio turno lei sussultò, come se mi conoscesse e non si aspettasse che fossi li. E non l'ho incontrata qui a Londra ma a New York" rispose Megara.
"E sei sicura che fosse proprio lei?" chiese Eve.
"Sì, il nome è quello, e poi... c'era quella maschera, quella del museo, appesa al suo tavolo".
Nessuno rispose, ma Eve nella sua mente pensò che probabilmente tutte le fattucchiere avessero quel tipo di maschera. A dire il vero, infondo, ma molto infondo, credeva a Meg, ma non voleva ammettere che potesse essere sempre un passo avanti a lei.
"Questo è il posto, parcheggia!" intimò Eve a Jonas.
Steven e Michelle arrivarono poco dopo. Quello che si trovarono davanti era un grande palazzo dei sobborghi di Londra, che faceva tanto China Town, pensò Jonas, e che aveva qualcosa di sinistro.
Infatti sui mattoni dell'edificio erano dipinti dei simboli strani, mai visti, che formavano un grande cerchio se visti da lontano, nel loro insieme.
"Sono dei simboli voodoo, e questo è sicuramente un cerchio protettivo, che serve a non far entrare gli spiriti" disse Michelle.
"Oh, quindi abbiamo anche nerd-girl" disse Jonas riferendosi a Michelle e scoppiando a ridere, portando un sorriso sulla bocca di tutti.
"Entriamo!" disse Adam, che si sentiva ogni minuto che passava sempre più leader. Prese per mano Megara, che sembrava spaventata. Lei gli sorrise, ed entrarono insieme.
Eve rimase dietro in silenzio. Lo sapeva che quel momento sarebbe arrivato.
L'antro del Voodoo Shop era pieno di fumo viola, uno stretto corridoio lungo il quale erano appese maschere, bambole, strane armi, e quadri spettrali, portava ad una sorta di sala d'attesa.
Una voce femminile disse "Fate entrare solo le ragazze" e così Adam, Jonas e Steven si sedettero, come se non potessero controllare la loro stessa volontà.
Le ragazze si guardarono e Eve disse decisa "Entriamo!".
Le altre due annuirono e la seguirono.
"Entrate" disse nuovamente la profonda voce femminile. "Sedetevi, coraggio".
Le ragazze entrarono in questa camera dal soffitto molto basso. Sulle pareti vi erano decine di mensole, con ampolle, pozioni, ossi di animali, maschere, bamboline voodoo, e la prima cosa che Michelle notò fu un gallo sul tavolo che le fissava.
Di colpo Saffronia apparve li, seduta dietro al tavolo, ma fu come se fosse stata sempre li e loro non l'avessero notata.
"Vi ho detto di sedervi" disse la donna alle ragazze.
La maschera del museo era proprio li, dietro di lei, e le ragazze si guardarono spaventate.
Saffronia era una donna di colore, con un turbante di diversi colori sul capo, dei vistosi orecchini, e un cammeo sull'abito. Era avvolta in una mantella blu, e continuava ad accarezzare il gallo.
"Perchè hai fatto entare solo noi ragazze?" chiese Eve sorpresa del suo stesso coraggio.
"Emir non ama vedere troppe persone" disse Saffronia, fissando Megara.
"Emir sarebbe...." chiese ancora Eve.
"Emir è lui" disse Saffronia, accarezzando ancora il gallo, che fino a quel momento non si era mai mosso.
"Perchè sei qui?" aggiunse la maga continuando a fissare Megara.
"Siamo qui per te, la tua maschera ci ha condotti da te" rispose la ragazza.
"La mia maschera?" Saffronia rise e aggiunse "Non l'ho mandata io a cercarvi. Tra l'altro ti credevo oltre oceano".
Megara ebbe conferma che la maga della festa a New York era proprio lei.
"Perchè mi conosci?" chiese allora la ragazza.
"Non siete qui per fare le vostre domande, ma per sentire le mie risposte. Chiunque vi abbia mandato qui lo ha fatto per questo" rispose Saffronia.
"E allora dacci delle risposte" intervenne di nuovo Eve.
"L'uomo e la donna attraverseranno il limbo, e porteranno una lastra di luce nel regno immerso nell'oscuro oblio. Solo loro potranno salvare l'isola, vestiti d'oro e di cuori leggeri. Attenti però, non tutti supereranno il limbo".
"E questo cosa significa" disse Megara.
"Significa quello che ho detto, questa è la mia profezia, non spetta a me portarla a compimento ma a voi".
Le quattro donne rimasero in silenzio per qualche minuto. A quel punto Emir si mosse e scoprì una delle carte che improvvisamente apparvero sul tavolo davanti alle ragazze. Sulla carta vi era disegnato uno specchio.
"Volgete la ricerca dove due superfici rispecchino gli occhi dell'uomo e della donna. Questo è il prossimo indizio" disse Saffronia fissando di nuovo Megara.
"Credo che sia arrivato il momento di andare" disse Meg, e Saffronia annuì.
"Grazie" aggiunse la ragazza.
Le tre si alzarono e mentre si avviavano verso l'uscita, Michelle si sentì quasi costretta a voltarsi.
Il suo sguardo incrociò quello di Saffronia, che le porse il suo cammeo e le disse "Tienilo sempre con te, un giorno ti servirà".
Michelle senza parlare lo mise in tasca ed uscì dalla stanza.
"Allora cosa è successo?" chiese Adam.
"Ne parliamo a casa, abbiamo una nuova ricerca da fare" disse Megara, e tutti la seguirono verso l'uscita.
I ragazzi si guardarono senza capire cosa stesse succedendo, e Steven abbracciò Michelle, che sembrava davvero spaventata.
"Cosa è successo li dentro?" le chiese Steven.
"Nulla. Non ci ha detto nulla" rispose Michelle, mentre stringeva nella tasca del cappotto il cammeo.
[il nuovo episodio Take Me Home 1x04: Mirrored In Your Eyes sarà online domenica 24 agosto]
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Il sole brillava sulla moto di Steven quella mattina, fuori dal Leighton House Museum, e mentre Michelle si sistemava i capelli nello specchietto, vide arrivare alle loro spalle gli altri quattro ragazzi.
Ci fu un sommesso saluto generale, e tutti si avviarono verso il portone del museo.
Non c'era bisogno di parole, tutti quella mattina sembravano pronti ad affrontare qualunque cosa sarebbe successo quel giorno, pronti a non sorprendersi più di nulla.
"Entriamo!" disse Adam con tono deciso.
L'insicurezza e il disinteresse del giorno precedente avevano lasciato spazio a fermezza e convinzione, ormai sapeva cosa doveva fare, e doveva farlo non solo per se stesso, non solo per Megara, ma per tutti loro.
Sì, ora tutti erano parte di questa missione, questo pensava Jonas mentre percorreva l'atrio del museo, in silenzio, perchè anche lui aveva preferito lasciare spazio alle azioni, persino lui, il curioso e chiacchierone Jonas, quella mattina non aveva voglia di parlare e scherzare.
La verità era che forse oltre alla convinzione di voler partecipare a questa missione, in tutti vi era anche una grande paura, di cosa potesse esserci dopo, di scoprire cosa stesse realmente accadendo, di capire cosa significasse tutto ciò, e Jonas pensava anche, anzi ne era sicuro, che dopo ci sarebbero state prove peggiori da affrontare, e probabilmente più pericolose.
Erano tutti e sei li, in quel corridoio, che camminavano fianco a fianco, come in uno di quei film sulla CIA o l'FBI, pensò Steven, che si sentiva un agente segreto in missione.
"Come faremo a prendere quello che dobbiamo prendere, senza farci vedere da nessuno?" chiese dubbiosa Eve. Fu lei a spezzare definitivamente quel silenzio.
"Dobbiamo vedere prima di cosa si tratta. Il museo è molto controllato... in alcuni punti, siamo in sei persone, dobbiamo muoverci come gatti nella notte" disse Megara, e sicuramente Eve non desiderava la sua di risposta. Qualcosa però tra le due ragazze iniziava a cambiare, forse era la paura, forse era senso di sopravvivenza, ma Eve capì che era meglio essere cauta nei confronti di Meg, che in effetti non aveva fatto nulla.
"Dobbiamo augurarci allora che non ci siano dita da spezzare questa volta, perchè, beh, questo non è un cortile deserto" rispose con ironia Eve.
Megara, sorrise, fu l'unica a farlo, l'unica la cui paura non le impediva di essere lucida e serena, anche in quel grande momento di tensione.
E per un attimo fu come se ci fossero solo loro due, solo Megara ed Eve in quella stanza, fu come se loro due fossero amiche, per pochi, pochissimi secondi.
Quasi intimidite da quell'improvvisa simpatia, entrambe smisero di guardarsi e sorridersi, come spaventate dal potere di due donne intelligenti che combattono la stessa battaglia, seppur non amiche.
Michelle era una osservatrice silenziosa, e percepì qualcosa, qualcosa di positivo.
Giunsero al quadro, e tutti loro notarono qualcosa di strano, qualcosa che non doveva essere li. La donna del quadro effettivamente sembrava guardare fuori dalla sua cornice, e fu quello che vi era sul muro a lasciare senza parole i ragazzi. Una spettrale maschera voodoo era appesa sulla parete, e sicuramente non era un pezzo d'esposizione del museo.
"Non c'è un cartellino, una etichetta, nulla" disse Adam facendosi avanti.
"Credo sia quello che dovevamo vedere" disse con timore Steven.
Gli altri non proferirono parola, e nel silenzio una sagoma si mosse dietro di loro.
"Continuo a sentirmi seguita. Ho percepito questa sensazione anche ieri nel cortile, vicino alla statua" disse Eve.
"Sarà sempre l'uomo vestito di nero, quello del biglietto, forse è lui che lascia gli indizi" disse Jonas.
Nessuno sembrò ascoltare i due ragazzi, e Adam si avvicinò alla maschera, per trovare un indizio o un messaggio. A quel punto la staccò dal muro, e girandola si accorse che all'interno vi era nascosto un biglietto.
"Il mio nome è Saffronia" lesse Adam a voce alta.
Una guardia stava arrivando, e Adam fece giusto in tempo a rimettere a posto la maschera, mentre tutti gli altri si sparpagliarono per il corridoio, tra la gente, facendo finta di osservare le altre opere.
La maschera, appena riappesa muro, scomparve, come risucchiata dalla parete.
Tensione, era ciò che si avvertiva. Paura, era ciò che che stavano provando.
Uno sguardo bastò a tutti per decidere che era arrivato il momento di andare via.
Saffronia era un nome che Eve era già sentito.
"Il luna park!" esclamò. "Non vi ricordate l'indovina del luna park di Natale? Quella con quello strano turbante" concluse Eve.
"Oddio si che la ricordo. Con quelle strane maschere appese nella tenda, quel gallo inquietante che continuava a fissarmi" rispose Jonas.
"Il luna park non c'è più però, è stato chiuso qualche mese fa" intervenne Adam.
"Saffronia Voodoo Shop, 17 Rotherhithe Street" disse Steven, che non aveva perso un attimo per le sue solite ricerche.
"Dobbiamo andarci subito, questa donna sicuramente potrà darci delle risposte" intervenne Megara. Era nervosa, strana, come se avesse improvvisamente perso il controllo della situazione.
"C'è qualcosa che non va?" chiese Adam a Megara una volta in auto.
"Anche io ho già incontrato quella donna" rispose la ragazza.
"Sempre al luna park?"
"No. Era una festa di compleanno di una mia amica. C'era anche lei e per gioco ci facemmo leggere tutti le carte, ma quando arrivò il mio turno lei sussultò, come se mi conoscesse e non si aspettasse che fossi li. E non l'ho incontrata qui a Londra ma a New York" rispose Megara.
"E sei sicura che fosse proprio lei?" chiese Eve.
"Sì, il nome è quello, e poi... c'era quella maschera, quella del museo, appesa al suo tavolo".
Nessuno rispose, ma Eve nella sua mente pensò che probabilmente tutte le fattucchiere avessero quel tipo di maschera. A dire il vero, infondo, ma molto infondo, credeva a Meg, ma non voleva ammettere che potesse essere sempre un passo avanti a lei.
"Questo è il posto, parcheggia!" intimò Eve a Jonas.
Steven e Michelle arrivarono poco dopo. Quello che si trovarono davanti era un grande palazzo dei sobborghi di Londra, che faceva tanto China Town, pensò Jonas, e che aveva qualcosa di sinistro.
Infatti sui mattoni dell'edificio erano dipinti dei simboli strani, mai visti, che formavano un grande cerchio se visti da lontano, nel loro insieme.
"Sono dei simboli voodoo, e questo è sicuramente un cerchio protettivo, che serve a non far entrare gli spiriti" disse Michelle.
"Oh, quindi abbiamo anche nerd-girl" disse Jonas riferendosi a Michelle e scoppiando a ridere, portando un sorriso sulla bocca di tutti.
"Entriamo!" disse Adam, che si sentiva ogni minuto che passava sempre più leader. Prese per mano Megara, che sembrava spaventata. Lei gli sorrise, ed entrarono insieme.
Eve rimase dietro in silenzio. Lo sapeva che quel momento sarebbe arrivato.
L'antro del Voodoo Shop era pieno di fumo viola, uno stretto corridoio lungo il quale erano appese maschere, bambole, strane armi, e quadri spettrali, portava ad una sorta di sala d'attesa.
Una voce femminile disse "Fate entrare solo le ragazze" e così Adam, Jonas e Steven si sedettero, come se non potessero controllare la loro stessa volontà.
Le ragazze si guardarono e Eve disse decisa "Entriamo!".
Le altre due annuirono e la seguirono.
"Entrate" disse nuovamente la profonda voce femminile. "Sedetevi, coraggio".
Le ragazze entrarono in questa camera dal soffitto molto basso. Sulle pareti vi erano decine di mensole, con ampolle, pozioni, ossi di animali, maschere, bamboline voodoo, e la prima cosa che Michelle notò fu un gallo sul tavolo che le fissava.
Di colpo Saffronia apparve li, seduta dietro al tavolo, ma fu come se fosse stata sempre li e loro non l'avessero notata.
"Vi ho detto di sedervi" disse la donna alle ragazze.
La maschera del museo era proprio li, dietro di lei, e le ragazze si guardarono spaventate.
Saffronia era una donna di colore, con un turbante di diversi colori sul capo, dei vistosi orecchini, e un cammeo sull'abito. Era avvolta in una mantella blu, e continuava ad accarezzare il gallo.
"Perchè hai fatto entare solo noi ragazze?" chiese Eve sorpresa del suo stesso coraggio.
"Emir non ama vedere troppe persone" disse Saffronia, fissando Megara.
"Emir sarebbe...." chiese ancora Eve.
"Emir è lui" disse Saffronia, accarezzando ancora il gallo, che fino a quel momento non si era mai mosso.
"Perchè sei qui?" aggiunse la maga continuando a fissare Megara.
"Siamo qui per te, la tua maschera ci ha condotti da te" rispose la ragazza.
"La mia maschera?" Saffronia rise e aggiunse "Non l'ho mandata io a cercarvi. Tra l'altro ti credevo oltre oceano".
Megara ebbe conferma che la maga della festa a New York era proprio lei.
"Perchè mi conosci?" chiese allora la ragazza.
"Non siete qui per fare le vostre domande, ma per sentire le mie risposte. Chiunque vi abbia mandato qui lo ha fatto per questo" rispose Saffronia.
"E allora dacci delle risposte" intervenne di nuovo Eve.
"L'uomo e la donna attraverseranno il limbo, e porteranno una lastra di luce nel regno immerso nell'oscuro oblio. Solo loro potranno salvare l'isola, vestiti d'oro e di cuori leggeri. Attenti però, non tutti supereranno il limbo".
"E questo cosa significa" disse Megara.
"Significa quello che ho detto, questa è la mia profezia, non spetta a me portarla a compimento ma a voi".
Le quattro donne rimasero in silenzio per qualche minuto. A quel punto Emir si mosse e scoprì una delle carte che improvvisamente apparvero sul tavolo davanti alle ragazze. Sulla carta vi era disegnato uno specchio.
"Volgete la ricerca dove due superfici rispecchino gli occhi dell'uomo e della donna. Questo è il prossimo indizio" disse Saffronia fissando di nuovo Megara.
"Credo che sia arrivato il momento di andare" disse Meg, e Saffronia annuì.
"Grazie" aggiunse la ragazza.
Le tre si alzarono e mentre si avviavano verso l'uscita, Michelle si sentì quasi costretta a voltarsi.
Il suo sguardo incrociò quello di Saffronia, che le porse il suo cammeo e le disse "Tienilo sempre con te, un giorno ti servirà".
Michelle senza parlare lo mise in tasca ed uscì dalla stanza.
"Allora cosa è successo?" chiese Adam.
"Ne parliamo a casa, abbiamo una nuova ricerca da fare" disse Megara, e tutti la seguirono verso l'uscita.
I ragazzi si guardarono senza capire cosa stesse succedendo, e Steven abbracciò Michelle, che sembrava davvero spaventata.
"Cosa è successo li dentro?" le chiese Steven.
"Nulla. Non ci ha detto nulla" rispose Michelle, mentre stringeva nella tasca del cappotto il cammeo.
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