"Volgete la ricerca dove due superfici rispecchino gli occhi dell'uomo e della donna. Questo è il prossimo indizio" disse Megara a Jonas e Steven raccontando ciò che era appena successo. Adam era di nuovo assente, era in cucina a fissare quella goccia d'acqua che cadeva sempre dal rubinetto del lavandino, come se fosse davvero qualcosa di davvero importante, più importante di quello che stava accadendo.
"Oddio Steven dimmi che tu sai risolvere anche questo indizio" disse Jonas scoraggiato.
Megara si alzò e andò in cucina. Vedeva le larghe spalle di Adam curvarsi verso il tavolo e senza avvicinarsi gli disse: "Non funziona così!".
"Oh, perchè adesso c'è anche un modo di farlo funzionare?" rispose Adam senza neanche voltarsi.
"E poi illuminami, che cosa dovrei far funzionare?" concluse con tono ironico.
"Non funziona così. Non può un giorno andarti di partecipare, e un giorno no. Non puoi essere cinque minuti interessato, e cinque minuti completamente assente. No Adam non funziona affatto così" disse nervosa Megara.
Gli altri nel salotto ascoltavano in silenzio. Ad Eve Megara non era mai stata simpatica, ma aveva ragione. E stranamente lei non aveva avuto la forza di dirgli quelle stesse cose, seppur le pensava. Perchè quella non era la sua storia, quella non era la sua missione. Era la loro, ed era ora che affrontassero il discorso da soli.
"Dimmelo tu allora come funziona. Siamo tutti terrorizzati e tu invece non hai fatto una piega da quando sei qui".
"Anche io ho paura, ma sono conscia che dipende tutto da noi due, da me e te, e solo noi possiamo risolvere questa situazione, di qualunque cosa si tratti. Lo dobbiamo fare per noi e per loro".
"Noi non possiamo fare nulla. Dobbiamo inseguire indizi inutili per quanto? A cosa serve? Pensi davvero che questo ci dirà chi siamo? Pensi davvero che questo mi ridarà i miei genitori?"
A quel punto Eve stava per alzarsi, per andare a consolare Adam, che sembrava a pezzi, ma Jonas la fermò.
I suoi occhi sembravano dirle le stesse cose che aveva pensato anche lei fino a pochi minuti prima, devono parlare da soli.
"Non ho la certezza che avremo le nostre risposte, e non ho la certezza che rivedrai i tuoi genitori, ma possiamo solo provare ad ottenere entrambe le cose".
Megara si voltò e tornò nel salotto.
"Allora Steven, cerchiamo questo indizio" disse cambiando argomento.
L'aria era tesa, e la ricerca questa volta non fu molto facile. Cercare uno specchio a Londra era come cercare un McDonald's a New York, ironizzò Steven.
"Ci deve essere qualcosa, magari lo specchio è una metafora per qualcos'altro!" disse Megara, sorpresa dal fatto che la loro ricerca si era arrestata.
"Si parla di due superfici che rispecchiano, ma non è detto che sia uno specchio" insistette Meg.
Adam era seduto in un angolo, come un bambino messo in punizione a scuola, ma infondo, pensò Meg, in punizione ci si era messo da solo.
"Potrebbe essere un lago" intervenne Eve.
"Ci sono almeno venti laghi e laghetti a Londra" rispose Jonas, che dal momento della lite tra Adam e Meg non aveva aperto bocca.
"Il luna park" disse Adam "Saffronia lavorava li, perciò è stata lei a parlarci delle superfici riflettenti".
Tutti lo guardarono e Jonas disse "Ma è chiuso ormai da tempo".
"Si, ma la casa degli specchi è ancora li, è solo abbandonato il luna park, ma è ancora in piedi" rispose Adam, uscendo dal suo angolino e muovendosi verso il centro della stanza.
Nessuno rispose, e un lungo, interminabile sguardo tra Meg e Adam chiuse la conversazione.
"Non mi spingere" disse Jonas bisbigliando verso Eve.
"Muoviti!" rispose lei sempre a bassa voce.
"Shhhh!" li azzittì Meg, mentre a passo deciso ma cauto si dirigeva verso il cancello del luna park abbandonato.
"Questo posto mette i brividi" disse Steven, che non era molto entusiasta di scavalcare per entrare.
Effettivamente il luogo, abbandonato ormai da qualche mese, appariva davvero spettrale, e sembrava l'incubo di qualunque bambino, un luogo di divertimento deserto, buio, con giostre cigolanti e strane ombre sulle capannine delle attrazioni.
"Io direi che è divertente, basta vedere come siamo conciati" disse Eve sarcastica.
Per passare inosservati avevano deciso di camuffarsi, con felpe e cappucci, ma tra i cappucci stessi e le torce che avevano in mano di certo non ottenevano il risultato sperato.
"Qualcosa mi ha punto!" disse ancora Steven.
"Sarà stato un insetto, smettila una buona volta fifone!" disse Michelle dandogli una botta sul petto.
"Auh!"
Michelle era stata in silenzio tutto il giorno, e seppure non fosse una grande chiacchierona di solito, un po' tutti notarono che dal ritorno dal negozio di arti magiche di Saffronia non aveva proferito parola.
"Tutto ok?" le domandò Meg, che aveva percepito qualcosa di strano.
Michelle annuì mestamente, e questo non fece che insospettire ulteriormente Meg, ma purtroppo non era il momento di indagare, c'era un cancello arrugginito da scavalcare ed una casa degli specchi da trovare.
Meg e Michelle si conoscevano da qualche anno, ma non si erano mai davvero frequentate, erano andate alle stesse scuole senza mai trovarsi nella stessa classe, ma era stata proprio lei a farle conoscere Steven, suo compagno del corso di computer, pasticcione, fifone ma un mago dei computer, ed un bravissimo ragazzo.
Per Meg Steven era quello che si può classicamente definire il bravo ragazzo, un po' nerd e questo lo rendeva più simpatico, e Michelle era la ragazza più dolce che avesse mai conosciuto.
Si erano innamorati al primo incontro, un colpo di fulmine, quando Steven rovesciò il caffè sugli appunti di Meg nella caffetteria di Hyde Park, mentre le due ragazze scambiavano due chiacchiere al banco.
Michelle era sempre stata silenziosa ma solare, e qualcosa quel giorno era cambiato, e Meg si ripromise di scoprirlo, una volta tornati a casa.
"Facciamo salire prima le ragazze, poi andiamo noi" disse Adam.
Michelle fu la prima a scavalcare, poi Eve, e infine Meg, che sollevata da Adam per arrampicarsi, gli disse un timido grazie, al quale seguì un timido prego.
Il cortile del luna park era deserto, e sembrava abbandonato da molto più che qualche mese. I sei ragazzi si mossero velocemente alla ricerca della casa degli specchi.
Eve si voltò di scatto, sentendo qualcuno camminare dietro di lei, l'ombra si rifletteva sul terreno, ma dietro di lei non c'era nessuno. Quella sensazione di essere seguiti ormai era una costante, fin dal primo giorno nel cortile della statua, ma anche questa volta questo segugio silenzioso si era dissolto nel nulla.
Jonas schiacciò una lattina, allarmando tutti, come sempre.
"Il solito" disse Adam che era a pochi passi da lui.
"Da questa parte, l'ho trovata!" disse Meg ad alta voce, dall'altra parte del parco giochi.
"Dio che spavento!" disse Eve sobbalzando per un distributore di caramelle a forma di clown che di colpo si accese e si illuminò.
"Abbiamo compagnia" disse seccato Adam, e continuò a camminare verso la casa degli specchi.
"Avanti entriamo" disse Meg quando furono tutti li, guidando la fila con la torcia.
Tutti la seguirono in religioso silenzio, inconsapevoli di quello che stava per accadere...
Steven si ritrovò improvvisamente solo, davanti ad uno specchio che rifletteva la sua immagine, mentre quelli intorno a lui si oscurarono, come se qualcuno avesse spento la luce su di essi.
"Ti stavo aspettando" disse lo specchio. Era l'immagine riflessa di Steven a parlare.
"Non abbiamo molto tempo, e non perdere mai tempo. Avrai una missione, e dovrai portarla a termine da solo. Svela ogni enigma e non perdere mai il coraggio. L'amicizia sarà il tuo premio, ma qualcosa perderai, ma porterai a termine il tuo compito. Non indugiare su ciò che ti spaventa, ma vinci ciò che ti è ignoto. Ti consegno questo, non perderlo".
La mano dello Steven riflesso attraversò lo specchio, e diede nelle mani dello Steven in carne ed ossa un piccolo cannocchiale d'oro e scomparve. A quel punto tutti gli specchi riflettevano di nuovo l'immagine di Steven, come se non fosse mai accaduto nulla. Steven sorrise soddisfatto, aveva una missione, ed era fiero di questo riconoscimento. Il suo entusiasmo non gli fece neanche domandare cosa fosse appena successo, perchè la sua stessa immagine gli aveva predetto il futuro.
Jonas correva per i corridoi della casa degli specchi, ed ad un tratto vide la sua immagine riflessa attraversare il corridoio nella direzione opposta. Spaventato decise di seguirla, e si ritrovò davanti ad uno specchio che rifletteva una sua immagine immobile, mentre gli specchi intorno si oscurarono, come se scomparissero uno ad uno.
"Pensavo che fossero al massimo deformanti questi specchi, non anche allucinogeni" disse Jonas con il suo solito fare da sbruffone.
"Immaginavo che avresti detto qualcosa di stupido" disse la sua immagine riflessa.
"Ma come..."
"Stai zitto ed ascoltami. Tieni sempre occhi ed orecchie aperte, avranno bisogno di te, usa la forza se serve, e non indugiare mai, qualunque cosa accada tu vai avanti. Hai molto da perdere in questa missione, non posso nascondertelo, ma sei coraggioso, andrai avanti, per loro, li condurrai a casa, anche se non sarà la tua casa, che potresti non rivedere. Il posto in cui siete diretti è lontano, molto. Questo è per te".
La mano del Jonas riflesso attraversò lo specchio, e diede nelle mani del Jonas in carne ed ossa un pugnale dall'impugnatura d'oro e scomparve. Jonas aveva il respiro affannoso, e non aveva trovato nulla di ciò che aveva appena sentito minimamente incoraggiante, si sentiva forte e coraggioso si, ma anche spaventato. Il Jonas dello specchio aveva detto che aveva molto da perdere, e che forse non sarebbe tornato a casa, e questo non era affatto un buon presagio.
Eve si sentiva coraggiosa, nulla l'avrebbe spaventata quella notte, neanche quella strana presenza che continuava a seguirli. Camminava cauta tra gli specchi, quando avvertì qualcuno dietro di lei.
"Ci siamo finalmente" esclamò pensando di incontrare il silenzioso stalker.
Quando si girò invece vide se stessa che le sorrideva nello specchio.
"Non turbarti. Sii valorosa, questa non è la tua missione, tu vedrai un castello ricco di luce, che non appartiene al tuo regno, ma devi aiutare i tuoi compagni di viaggio. Astuzia e forza sono in te, e se le userai con cautela ti riporteranno a casa alla fine di tutto. Questa è la tua casa, ma ci tornerai solo se salverai l'uomo e la donna oltre il limbo, sull'isola. Tieni questo, ti sarà molto utile".
La mano della Eve riflessa attraversò lo specchio, e diede nelle mani della Eve in carne ed ossa un arco e delle frecce d'oro e scomparve. Eve era sorpresa. Sarebbe tornata a casa, alla fine di tutto, se avesse salvato l'uomo e la donna. Adam e Meg pensò Eve, l'uomo e la donna, la sua casa era questa, ma la loro no, loro non sarebbero tornati indietro, ora ne era sicura. Non ne aveva paura, si sentiva improvvisamente investita di un ruolo importante nella vita di Adam, anche se alla fine lo avrebbe perso. Lo amava, ed era disposta a perderlo pur di salvarlo.
Michelle era spaventata, l'incontro con Saffronia era stato inquietante, quel presagio nelle carte, quel regalo, di cui avrebbe avuto bisogno, il modo in cui la donna l'aveva guardata. Si sentiva in pericolo, non sapeva più perchè lo stesse facendo, non sapeva cosa sarebbe accaduto, ma Meg era ormai sua amica e non voleva deluderla, e amava Steven, e lo avrebbe seguito in capo al mondo.
E poi c'era un'altra cosa, sentiva di doverlo fare, sentiva di essere legata a questa faccenda, da quando anche lei aveva fatto un sogno. Aveva sognato una luce bianca, e un viso, quello di Adam, prima ancora di conoscerlo. Non aveva parlato a nessuno di questo sogno, neanche a Steven, ma era pronta a scoprire cosa significasse. Sfiorò la sua immagine riflessa su uno degli specchi e questa si animò e le sorrise.
"Sei finalmente qui. Non temere, sii prudente, tieni sempre il cammeo con te, non lo perdere e non separartene per nulla al mondo, altrimenti il presagio si avvererà, ma senza possibilità di ritorno. Sei lontana da casa, come lo sono loro, ma sei la più debole, e il fumo nero è vicino. Tieni lontana l'acqua e ricorda che quando la luce toccherà il punto più basso non potrai fermare il flusso degli eventi".
L'immagine si dissolse, lo specchio andò in frantumi, e nessuno degli altri specchi riflesse più l'immagine di Michelle, che terrorizzata corse verso l'uscita.
Adam si ritrovò nello stesso corridoio con Meg, ma continuarono a non rivolgersi la parola. Ad un certo punto si trovarono in un vicolo cieco, il corridoio terminava con due specchi, uno di fronte all'altro, mentre il resto della parete era vuoto. I due ragazzi si fermarono ognuno davanti ad uno specchio, dandosi le spalle, e fu in quel momento che l'indizio ebbe senso. Le due superfici riflettenti si illuminarono, quasi accecando Adam e Meg, che furono travolti da un forte calore, e quando riaprirono gli occhi le loro immagini riflesse iniziarono a parlare loro insieme, come una unica voce.
"L'uomo e la donna attraverseranno il limbo che divide la terra e un regno dimenticato, e porteranno una lastra di luce nel regno immerso nell'oscuro oblio. Uomini e donne del regno dimenticato sono in ogni angolo di questa terra, ma alcuni non vogliono tornare, e non vogliono che l'uomo e la donna tornino a salvare il regno. Qualcuno li supplicherà, qualcuno li aiuterà, qualcuno li tradirà. Solo loro potranno salvare l'isola, vestiti d'oro e di cuori leggeri. Qualcuno si sacrificherà per un bene più grande, ma l'uomo e la donna non dovranno mai separarsi, se uno dei due fallirà, tutti falliranno. Tenete questi e fatene buon uso".
La mano dell'Adam riflesso attraversò lo specchio, e diede nelle mani del'Adam in carne ed ossa una spada dall'impugnatura d'oro, mentre Meg ricevette dalla sua immagine riflessa uno scettro d'oro con in cima un cuore impreziosito da gemme preziose di tutti i colori.
Megara era spaventata. Adam aveva ragione, fino a quel momento lei non aveva mai perso la calma, era rimasta distaccata da ogni emozione positiva o negativa rispetto a quello che stava accadendo. Ora però aveva paura, lo avvertiva persino Adam, che la strinse a se, e bloccandola tra le sue braccia con un lungo, intenso bacio. A quel punto il cuore sullo scettro di Meg si illuminò di una luce intensa, e la ragazza respinse Adam dicendo "Non possiamo, non siamo qui per questo".
Meg corse via, verso l'uscita, e Adam iniziò a seguirla gridando "Aspetta!".
Steven, Jonas e Eve erano sulla soglia della porta della casa stregata, mentre Michelle era fuori, che camminava nervosamente avanti e indietro.
"Andiamo, ho visto abbastanza per questa sera" disse Meg, guardando i volti dei suoi amici, e gli strani oggetti che tutti avevano tra le mani. Dai loro volti capì che anche loro avevano visto qualcosa in quegli specchi, ma non aveva il coraggio di chiedere loro cosa fosse accaduto, non dopo il bacio di Adam, non dopo quell'abbraccio, quella luce, quel calore.
"C'è un biglietto qui, sulla maniglia" disse Adam, che nel frattempo li aveva raggiunti, chiudendo la porta.
Non riusciva a smettere di guardare Megara, e di cercare la sua mano, che si ritraeva ogni volta che lui si avvicinava.
Il biglietto diceva "Segreti e presagi son stati svelati, insieme andrete in campi stregati, giorno e notte passerete alleati, mentre nuovi conflitti verranno sventati. Cavalieri e dame nel gioco entreranno, e alcuni di loro la luce perderanno. Seguite il sentiero che porta al punto, e solo alla fine si saprà chi ha vinto. L'uomo e la donna vi guideranno, e armati d'amore combatteranno. Lungo il Tamigi qualcuno vi aspetta, orsù dunque andate di fretta".
"Chiunque scriva questi biglietti crede di essere un novello Shakespeare, ma si applica con scarsi risultati" disse Eve ironicamente.
"Dobbiamo andare sul Tamigi, ora! Lungo la strada metteremo insieme i pezzi di quello che ci hanno detto gli specchi" disse Meg avviandosi a passo svelto verso il cancello.
Prese per mano Michelle e la portò con se.
"Qualunque cosa accada ci siamo noi, non permetteremo che ti accada nulla" disse Meg nell'orecchio della ragazza.
Steven non capiva cosa stesse accadendo, ma strinse Michelle a se per riscaldarla. Era fredda e tremava, ma il suo abbraccio le strappo' un sorriso, che tranquillizzò il ragazzo, ignaro del cammeo e del presagio.
[il nuovo episodio Take Me Home 1x05: Water From The Moon sarà online domenica 31 agosto]
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L'aria era tesa, e la ricerca questa volta non fu molto facile. Cercare uno specchio a Londra era come cercare un McDonald's a New York, ironizzò Steven.
"Ci deve essere qualcosa, magari lo specchio è una metafora per qualcos'altro!" disse Megara, sorpresa dal fatto che la loro ricerca si era arrestata.
"Si parla di due superfici che rispecchiano, ma non è detto che sia uno specchio" insistette Meg.
Adam era seduto in un angolo, come un bambino messo in punizione a scuola, ma infondo, pensò Meg, in punizione ci si era messo da solo.
"Potrebbe essere un lago" intervenne Eve.
"Ci sono almeno venti laghi e laghetti a Londra" rispose Jonas, che dal momento della lite tra Adam e Meg non aveva aperto bocca.
"Il luna park" disse Adam "Saffronia lavorava li, perciò è stata lei a parlarci delle superfici riflettenti".
Tutti lo guardarono e Jonas disse "Ma è chiuso ormai da tempo".
"Si, ma la casa degli specchi è ancora li, è solo abbandonato il luna park, ma è ancora in piedi" rispose Adam, uscendo dal suo angolino e muovendosi verso il centro della stanza.
Nessuno rispose, e un lungo, interminabile sguardo tra Meg e Adam chiuse la conversazione.
"Non mi spingere" disse Jonas bisbigliando verso Eve.
"Muoviti!" rispose lei sempre a bassa voce.
"Shhhh!" li azzittì Meg, mentre a passo deciso ma cauto si dirigeva verso il cancello del luna park abbandonato.
"Questo posto mette i brividi" disse Steven, che non era molto entusiasta di scavalcare per entrare.
Effettivamente il luogo, abbandonato ormai da qualche mese, appariva davvero spettrale, e sembrava l'incubo di qualunque bambino, un luogo di divertimento deserto, buio, con giostre cigolanti e strane ombre sulle capannine delle attrazioni.
"Io direi che è divertente, basta vedere come siamo conciati" disse Eve sarcastica.
Per passare inosservati avevano deciso di camuffarsi, con felpe e cappucci, ma tra i cappucci stessi e le torce che avevano in mano di certo non ottenevano il risultato sperato.
"Qualcosa mi ha punto!" disse ancora Steven.
"Sarà stato un insetto, smettila una buona volta fifone!" disse Michelle dandogli una botta sul petto.
"Auh!"
Michelle era stata in silenzio tutto il giorno, e seppure non fosse una grande chiacchierona di solito, un po' tutti notarono che dal ritorno dal negozio di arti magiche di Saffronia non aveva proferito parola.
"Tutto ok?" le domandò Meg, che aveva percepito qualcosa di strano.
Michelle annuì mestamente, e questo non fece che insospettire ulteriormente Meg, ma purtroppo non era il momento di indagare, c'era un cancello arrugginito da scavalcare ed una casa degli specchi da trovare.
Meg e Michelle si conoscevano da qualche anno, ma non si erano mai davvero frequentate, erano andate alle stesse scuole senza mai trovarsi nella stessa classe, ma era stata proprio lei a farle conoscere Steven, suo compagno del corso di computer, pasticcione, fifone ma un mago dei computer, ed un bravissimo ragazzo.
Per Meg Steven era quello che si può classicamente definire il bravo ragazzo, un po' nerd e questo lo rendeva più simpatico, e Michelle era la ragazza più dolce che avesse mai conosciuto.
Si erano innamorati al primo incontro, un colpo di fulmine, quando Steven rovesciò il caffè sugli appunti di Meg nella caffetteria di Hyde Park, mentre le due ragazze scambiavano due chiacchiere al banco.
Michelle era sempre stata silenziosa ma solare, e qualcosa quel giorno era cambiato, e Meg si ripromise di scoprirlo, una volta tornati a casa.
"Facciamo salire prima le ragazze, poi andiamo noi" disse Adam.
Michelle fu la prima a scavalcare, poi Eve, e infine Meg, che sollevata da Adam per arrampicarsi, gli disse un timido grazie, al quale seguì un timido prego.
Il cortile del luna park era deserto, e sembrava abbandonato da molto più che qualche mese. I sei ragazzi si mossero velocemente alla ricerca della casa degli specchi.
Eve si voltò di scatto, sentendo qualcuno camminare dietro di lei, l'ombra si rifletteva sul terreno, ma dietro di lei non c'era nessuno. Quella sensazione di essere seguiti ormai era una costante, fin dal primo giorno nel cortile della statua, ma anche questa volta questo segugio silenzioso si era dissolto nel nulla.
Jonas schiacciò una lattina, allarmando tutti, come sempre.
"Il solito" disse Adam che era a pochi passi da lui.
"Da questa parte, l'ho trovata!" disse Meg ad alta voce, dall'altra parte del parco giochi.
"Dio che spavento!" disse Eve sobbalzando per un distributore di caramelle a forma di clown che di colpo si accese e si illuminò.
"Abbiamo compagnia" disse seccato Adam, e continuò a camminare verso la casa degli specchi.
"Avanti entriamo" disse Meg quando furono tutti li, guidando la fila con la torcia.
Tutti la seguirono in religioso silenzio, inconsapevoli di quello che stava per accadere...
Steven si ritrovò improvvisamente solo, davanti ad uno specchio che rifletteva la sua immagine, mentre quelli intorno a lui si oscurarono, come se qualcuno avesse spento la luce su di essi.
"Ti stavo aspettando" disse lo specchio. Era l'immagine riflessa di Steven a parlare.
"Non abbiamo molto tempo, e non perdere mai tempo. Avrai una missione, e dovrai portarla a termine da solo. Svela ogni enigma e non perdere mai il coraggio. L'amicizia sarà il tuo premio, ma qualcosa perderai, ma porterai a termine il tuo compito. Non indugiare su ciò che ti spaventa, ma vinci ciò che ti è ignoto. Ti consegno questo, non perderlo".
La mano dello Steven riflesso attraversò lo specchio, e diede nelle mani dello Steven in carne ed ossa un piccolo cannocchiale d'oro e scomparve. A quel punto tutti gli specchi riflettevano di nuovo l'immagine di Steven, come se non fosse mai accaduto nulla. Steven sorrise soddisfatto, aveva una missione, ed era fiero di questo riconoscimento. Il suo entusiasmo non gli fece neanche domandare cosa fosse appena successo, perchè la sua stessa immagine gli aveva predetto il futuro.
Jonas correva per i corridoi della casa degli specchi, ed ad un tratto vide la sua immagine riflessa attraversare il corridoio nella direzione opposta. Spaventato decise di seguirla, e si ritrovò davanti ad uno specchio che rifletteva una sua immagine immobile, mentre gli specchi intorno si oscurarono, come se scomparissero uno ad uno.
"Pensavo che fossero al massimo deformanti questi specchi, non anche allucinogeni" disse Jonas con il suo solito fare da sbruffone.
"Immaginavo che avresti detto qualcosa di stupido" disse la sua immagine riflessa.
"Ma come..."
"Stai zitto ed ascoltami. Tieni sempre occhi ed orecchie aperte, avranno bisogno di te, usa la forza se serve, e non indugiare mai, qualunque cosa accada tu vai avanti. Hai molto da perdere in questa missione, non posso nascondertelo, ma sei coraggioso, andrai avanti, per loro, li condurrai a casa, anche se non sarà la tua casa, che potresti non rivedere. Il posto in cui siete diretti è lontano, molto. Questo è per te".
La mano del Jonas riflesso attraversò lo specchio, e diede nelle mani del Jonas in carne ed ossa un pugnale dall'impugnatura d'oro e scomparve. Jonas aveva il respiro affannoso, e non aveva trovato nulla di ciò che aveva appena sentito minimamente incoraggiante, si sentiva forte e coraggioso si, ma anche spaventato. Il Jonas dello specchio aveva detto che aveva molto da perdere, e che forse non sarebbe tornato a casa, e questo non era affatto un buon presagio.
Eve si sentiva coraggiosa, nulla l'avrebbe spaventata quella notte, neanche quella strana presenza che continuava a seguirli. Camminava cauta tra gli specchi, quando avvertì qualcuno dietro di lei.
"Ci siamo finalmente" esclamò pensando di incontrare il silenzioso stalker.
Quando si girò invece vide se stessa che le sorrideva nello specchio.
"Non turbarti. Sii valorosa, questa non è la tua missione, tu vedrai un castello ricco di luce, che non appartiene al tuo regno, ma devi aiutare i tuoi compagni di viaggio. Astuzia e forza sono in te, e se le userai con cautela ti riporteranno a casa alla fine di tutto. Questa è la tua casa, ma ci tornerai solo se salverai l'uomo e la donna oltre il limbo, sull'isola. Tieni questo, ti sarà molto utile".
La mano della Eve riflessa attraversò lo specchio, e diede nelle mani della Eve in carne ed ossa un arco e delle frecce d'oro e scomparve. Eve era sorpresa. Sarebbe tornata a casa, alla fine di tutto, se avesse salvato l'uomo e la donna. Adam e Meg pensò Eve, l'uomo e la donna, la sua casa era questa, ma la loro no, loro non sarebbero tornati indietro, ora ne era sicura. Non ne aveva paura, si sentiva improvvisamente investita di un ruolo importante nella vita di Adam, anche se alla fine lo avrebbe perso. Lo amava, ed era disposta a perderlo pur di salvarlo.
Michelle era spaventata, l'incontro con Saffronia era stato inquietante, quel presagio nelle carte, quel regalo, di cui avrebbe avuto bisogno, il modo in cui la donna l'aveva guardata. Si sentiva in pericolo, non sapeva più perchè lo stesse facendo, non sapeva cosa sarebbe accaduto, ma Meg era ormai sua amica e non voleva deluderla, e amava Steven, e lo avrebbe seguito in capo al mondo.
E poi c'era un'altra cosa, sentiva di doverlo fare, sentiva di essere legata a questa faccenda, da quando anche lei aveva fatto un sogno. Aveva sognato una luce bianca, e un viso, quello di Adam, prima ancora di conoscerlo. Non aveva parlato a nessuno di questo sogno, neanche a Steven, ma era pronta a scoprire cosa significasse. Sfiorò la sua immagine riflessa su uno degli specchi e questa si animò e le sorrise.
"Sei finalmente qui. Non temere, sii prudente, tieni sempre il cammeo con te, non lo perdere e non separartene per nulla al mondo, altrimenti il presagio si avvererà, ma senza possibilità di ritorno. Sei lontana da casa, come lo sono loro, ma sei la più debole, e il fumo nero è vicino. Tieni lontana l'acqua e ricorda che quando la luce toccherà il punto più basso non potrai fermare il flusso degli eventi".
L'immagine si dissolse, lo specchio andò in frantumi, e nessuno degli altri specchi riflesse più l'immagine di Michelle, che terrorizzata corse verso l'uscita.
Adam si ritrovò nello stesso corridoio con Meg, ma continuarono a non rivolgersi la parola. Ad un certo punto si trovarono in un vicolo cieco, il corridoio terminava con due specchi, uno di fronte all'altro, mentre il resto della parete era vuoto. I due ragazzi si fermarono ognuno davanti ad uno specchio, dandosi le spalle, e fu in quel momento che l'indizio ebbe senso. Le due superfici riflettenti si illuminarono, quasi accecando Adam e Meg, che furono travolti da un forte calore, e quando riaprirono gli occhi le loro immagini riflesse iniziarono a parlare loro insieme, come una unica voce.
"L'uomo e la donna attraverseranno il limbo che divide la terra e un regno dimenticato, e porteranno una lastra di luce nel regno immerso nell'oscuro oblio. Uomini e donne del regno dimenticato sono in ogni angolo di questa terra, ma alcuni non vogliono tornare, e non vogliono che l'uomo e la donna tornino a salvare il regno. Qualcuno li supplicherà, qualcuno li aiuterà, qualcuno li tradirà. Solo loro potranno salvare l'isola, vestiti d'oro e di cuori leggeri. Qualcuno si sacrificherà per un bene più grande, ma l'uomo e la donna non dovranno mai separarsi, se uno dei due fallirà, tutti falliranno. Tenete questi e fatene buon uso".
La mano dell'Adam riflesso attraversò lo specchio, e diede nelle mani del'Adam in carne ed ossa una spada dall'impugnatura d'oro, mentre Meg ricevette dalla sua immagine riflessa uno scettro d'oro con in cima un cuore impreziosito da gemme preziose di tutti i colori.
Megara era spaventata. Adam aveva ragione, fino a quel momento lei non aveva mai perso la calma, era rimasta distaccata da ogni emozione positiva o negativa rispetto a quello che stava accadendo. Ora però aveva paura, lo avvertiva persino Adam, che la strinse a se, e bloccandola tra le sue braccia con un lungo, intenso bacio. A quel punto il cuore sullo scettro di Meg si illuminò di una luce intensa, e la ragazza respinse Adam dicendo "Non possiamo, non siamo qui per questo".
Meg corse via, verso l'uscita, e Adam iniziò a seguirla gridando "Aspetta!".
Steven, Jonas e Eve erano sulla soglia della porta della casa stregata, mentre Michelle era fuori, che camminava nervosamente avanti e indietro.
"Andiamo, ho visto abbastanza per questa sera" disse Meg, guardando i volti dei suoi amici, e gli strani oggetti che tutti avevano tra le mani. Dai loro volti capì che anche loro avevano visto qualcosa in quegli specchi, ma non aveva il coraggio di chiedere loro cosa fosse accaduto, non dopo il bacio di Adam, non dopo quell'abbraccio, quella luce, quel calore.
"C'è un biglietto qui, sulla maniglia" disse Adam, che nel frattempo li aveva raggiunti, chiudendo la porta.
Non riusciva a smettere di guardare Megara, e di cercare la sua mano, che si ritraeva ogni volta che lui si avvicinava.
Il biglietto diceva "Segreti e presagi son stati svelati, insieme andrete in campi stregati, giorno e notte passerete alleati, mentre nuovi conflitti verranno sventati. Cavalieri e dame nel gioco entreranno, e alcuni di loro la luce perderanno. Seguite il sentiero che porta al punto, e solo alla fine si saprà chi ha vinto. L'uomo e la donna vi guideranno, e armati d'amore combatteranno. Lungo il Tamigi qualcuno vi aspetta, orsù dunque andate di fretta".
"Chiunque scriva questi biglietti crede di essere un novello Shakespeare, ma si applica con scarsi risultati" disse Eve ironicamente.
"Dobbiamo andare sul Tamigi, ora! Lungo la strada metteremo insieme i pezzi di quello che ci hanno detto gli specchi" disse Meg avviandosi a passo svelto verso il cancello.
Prese per mano Michelle e la portò con se.
"Qualunque cosa accada ci siamo noi, non permetteremo che ti accada nulla" disse Meg nell'orecchio della ragazza.
Steven non capiva cosa stesse accadendo, ma strinse Michelle a se per riscaldarla. Era fredda e tremava, ma il suo abbraccio le strappo' un sorriso, che tranquillizzò il ragazzo, ignaro del cammeo e del presagio.
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