Nel tragitto in auto dal luna park al Tamigi il tempo sembrò non passare mai. Sembrava che ognuno di loro avesse paura di rivelare cosa avessero saputo dagli specchi, come se fosse tutto strettamente personale.
E forse era davvero così. Per questo nessuno chiese più nulla agli altri per trentacinque interminabili minuti.
Adam non riusciva a smettere di pensare a Megara e al loro bacio, e quando la mano di Eve si posò sulla sua sul cambio, lui la fissò solo per un istante, mentre lei gli sorrideva, per poi tornare a guardare la strada, come se i suoi occhi avessero potuto tradirlo.
Eve non ci fece caso e ricominciò a guardare fuori dal finestrino.
Jonas aveva lasciato stranamente il posto di guida ad Adam, nonostante fosse molto geloso della sua auto. Disse di essere stanco, ma era ciò che gli aveva rivelato lo specchio a turbarlo.
Megara si accorse che Adam continuava a fissarla nello specchietto dell'auto, e decise di spezzare il silenzio per parlare degli strani doni che avevano ricevuto.
"Mi sento Sailor Moon con questo scettro" disse sorridente.
Eve si girò e rispose "Io non ho mai usato un arco in vita mia, cosa dovrei farmene?".
"Temo ci sia davvero una prima volta per tutto" rispose Meg.
"Be non vedo l'ora di ammirare Adam che affronta i nemici con la sua spada come Hercules" disse Eve scoppiando a ridere.
La sua risata contagiò anche Meg.
"Ha parlato Xena" rispose Adam, portando le risate delle due ragazze a livelli impensabili.
"E tu perché non dici neanche una parola?" chiese Adam a Jonas, che non rispose e continuò a guardare le luci della città.
Steven e Michelle in sella alla moto arrivarono sul Tamigi prima degli altri. Nonostante Steven la inondasse di domande, Michelle non svelò nulla di ciò che era accaduto, non perchè non si fidasse di lui, ma perchè lui non avrebbe capito. Fu questo il pensiero che le impedì di parlare, e le spezzó il cuore. Steven non poteva capire, doveva parlarne con Megara. O con Adam. Era convinta che solo loro potessero capire ciò che era accaduto con Saffronia e nella casa degli specchi. Gli occhi tristi di Steven, che per una volta non avrebbe potuto dare alcuna risposta a quei misteri, riflettevano l'acqua del fiume, e Michelle capì che qualcosa doveva pur dirgliela.
"Sono solo sensazioni. Ho paura. Accadono cose strane e io ho paura. Siamo tutti in pericolo" fu tutto ciò che riuscì a dire, e in quel momento le sembrò abbastanza.
"Non ti devi preoccupare. Ci sono io con te. Andrà tutto bene" disse Steven stringendola a se.
Per un momento ebbe paura anche lui, perchè lo specchio aveva detto che nonostante la sua "vittoria" finale, avrebbe avuto molto da perdere. Cercò di scacciare dalla mente l'idea che il presagio si riferisse a Michelle, e la accarezzó, mentre i capelli della ragazza si agitavano al vento sulla riva del fiume.
Quando furono tutti sul parapetto che affacciava sul Tamigi il vento era ormai aumentato. Il tempo stava cambiando, e la temperatura era notevolmente scesa. Ancora stretti nelle loro felpe nere, i ragazzi iniziarono a guardarsi intorno, alla ricerca di un nuovo indizio.
Meg si avvicinò a Michelle, che si teneva a distanza dal fiume.
"Allora, mi vuoi parlare di qualcosa?" le chiese con un sorriso.
Michelle pensava alle parole dello specchio. Tieni lontana l'acqua.
"Devo stare lontana dal Tamigi" rispose Michelle, senza neanche voltarsi.
"Mi accadrà qualcosa Meg. Saffronia e lo specchio me lo hanno detto chiaramente. E devo stare lontana dall'acqua" aggiunse. Si era voltata, e guardava l'amica fisso negli occhi.
"Non permetteremo che ti accada nulla" rispose Meg stringendole entrambe le mani.
"Ho fatto anche io dei sogni. Ho sognato lui..." disse Michelle guardando verso Adam.
"Come... Quando? Perchè non me lo hai detto?"
"Ho paura Meg, qualcosa mi porterà via, ma dovete salvare Steven"
"Ci salveremo tutti, è una promessa".
Michelle era in lacrime, e sul suo viso si era disegnata un'aria rassegnata. Meg non ebbe il tempo di risponderle, perchè un fascio di luce abbagliò tutti.
Il fascio di luce proveniva dal fiume, e una sagoma femminile sembrava avanzare verso di loro. La donna camminava sull'acqua, e si fermò prima del parapetto, all'altezza del marciapiede. Era sorretta da una sorta di piedistallo d'acqua, una visione talmente assurda che Jonas cadde all'indietro cercando di arretrare.
"Fantastico" disse Steven stupito, aggiustandosi gli occhiali sul naso.
Sembrava come se la vita notturna di Londra si fosse fermata, e i sei ragazzi erano gli unici spettatori di questo spettacolo acquatico.
"Il mio nome è Audica, e sono lo spirito dei fiumi" disse la figura femminile. Una sorta di eco rendeva ovattato il suono della sua voce. Era una figura snella ma non molto alta, con dei capelli ricci celesti che ricordavano le increspature del fiume. Un abito scintillante dello stesso colore le cingeva l'esile corpo, e dei drappi leggeri come l'aria scendevano sui fianchi. L'abito era ricco di dettagli in cristallo, come delle gocce d'acqua intagliate nella pietra preziosa e il movimento dei tessuti faceva si che sembrasse davvero fatto d'acqua. I suoi occhi non sembravano umani, di un colore talmente intenso da essere accecanti. Il viso aveva dei lineamenti simili a quelli di una donna comune, ma dei disegni azzurri le circondavano gli occhi e il naso.
"Non abbiate paura, non sono qui per farvi del male" disse ai sei ragazzi che la fissavano senza dire una parola.
"Hai tu il prossimo indizio?" chiese Adam avvicinandosi alla ringhiera del lungomare.
"Non porto indizi, non è più un gioco". Lo spirito sorrise, facendo una smorfia con la bocca che aveva un qualcosa di inquietante.
"Dammi la mano" aggiunse, avvicinandosi ad Adam. "Il Tamigi nasconde segreti che io non posso narrare, ma che tu puoi scoprire. Vieni con me".
Adam non aveva paura, ed iniziò a scavalcare la ringhiera.
"Ma sei impazzito? Che ti salta in mente?" gridò Eve.
Adam la fissò, e poi si voltò verso Meg. Riprese quello che stava facendo, ed un secondo dopo anche lui stava camminando sull'acqua.
Adam guardò sotto i suoi piedi, e vide solo le acque buie del Tamigi. Audica iniziò ad avviarsi verso l'acqua, come se ci fosse una scalinata invisibile che solo lei riusciva a vedere, e Adam la seguì.
Percepì l'acqua gelida solo per pochi istanti, e poi non sentì più nulla. Era in acqua ma riusciva tranquillamente a respirare. Audica continuava a camminare davanti a lui, e non si voltò neanche per una frazione di secondo, finchè non giunsero ad una porta.
"Ma siete tutti impazziti? Perchè nessuno lo ha fermato?" iniziò a strillare Eve.
"Era come se non riuscissi a muovermi, mi sentivo uno spettatore come in un sogno" cercò di spiegare Jonas.
"Ci ha bloccato, in qualche modo, ci ha paralizzati finchè non è scomparsa nel fiume" disse Meg.
"Io non ci posso credere, è entrato nell'acqua e noi siamo qui, immobili, come se nulla fosse. Voi siete pazzi" continuò ad urlare Eve.
"Ma non potevamo fare nulla, era come se non fossimo davvero qui" rispose Jonas.
"Io ora entro in acqua e..."
"E cosa Eve? Affoghi? Se non lo hai capito quello era uno spirito, e per questo Adam è entrato in acqua senza problemi. Se uno di noi lo segue, beh, ti assicuro che il risultato non sarà lo stesso" rispose Meg.
"Oh be allora dicci, mia signora delle nevi, che facciamo, stiamo qui ad aspettare che Adam risorga prima o poi dalle acque?" disse sarcastica Eve.
"Ehi ehi ehi, stop!" urlò Steven. "Eve questa non è una situazione normale, questa è una missione, nulla è razionale, quindi dobbiamo affidarci a quello che succede. A te sembrava normale che i nostri sosia ci parlassero negli specchi?".
"Cervellone chiudi il becco!" disse Eve.
"Smettila. Adam sicuramente saprà cavarsela, dobbiamo solo aspettare, non possiamo fare altro" disse Meg.
La sua voce la tradì, si sentiva la sua preoccupazione, ma non potevano fare nulla, potevano solo aspettare.
Audica pronunciò una frase che Adam non riuscì a comprendere e la porta si aprì.
Dietro la porta vi era una piccola sala azzurra, con otto cassettine sulla parte frontale. Sembravano delle cassette di sicurezza di una banca, ma avevano pomelli d'ottone e grandi serrature.
"Perchè sono qui?"
"Perchè ti serve qualcosa che è custodito qui".
"Cosa".
"Non posso svelarlo. E non è detto che tu riesca ad ottenerlo".
"Perchè sto respirando sott'acqua?".
"Perchè ti ci ho portato io. Ma se qualche tuo amico ci segue... beh, puoi comprenderlo da solo".
Adam deglutí ma non si perse d'animo.
"Cosa devo fare?"
"Devi aprire il forziere giusto" disse lo spirito ridendo, con quella smorfia della bocca che diede di nuovo i brividi ad Adam.
"Devi ovviamente prima recuperare la chiave".
Adam sapeva che l'errore non era contemplabile.
"Dove trovo la chiave?"
"Devi recuperarla nella conca delle murene".
Sotto di loro iniziò ad aprirsi una specie di vasca piena di murene. Adam non amava l'idea di doversi calare li dentro e fece alcuni passi indietro, trovandosi con le spalle al muro.
"La chiave è sul fondo della conca. Devi nuotare fino al fondo, prendere la chiave e risalire. La chiave è stata nascosta li dentro perchè solo un puro di cuore può uscirne salvo. Qualcuno sta distruggendo il nostro regno Adam. Ma ha bisogno di una cosa per ottenere il potere assoluto, e voi dovete prenderla prima di lui".
Lo spirito non rideva più e smise improvvisamente di parlare, come se avesse giá rivelato troppo.
"Quindi prendo la chiave e poi apro una di queste cassette ed è fatta?"
"Quello che è contenuto nella cassetta servirà durante il viaggio, e non dovrai mai consumarlo o perderlo".
Adam era perplesso. Era come uno di quegli indovinelli. Uno ne sbloccava un altro, una infinita catena di tasselli.
"Recupera la chiave. Non abbiamo molto tempo, i tuoi amici potrebbero venire a cercarti".
Adam guardò la conca, prese un gran respiro, chiuse gli occhi e si tuffò. Non sentì nulla per qualche istante, era come sospeso in aria, solo che era l'acqua a circondarlo.
Le murene erano immobili, sembrava che qualcuno avesse bloccato il tempo. Dopo qualche attimo di esitazione Adam guardò verso il fondo, e vide la chiave.
Nuotò verso il basso per recuperarla, e appena la toccó ebbe una visione.
Un uomo, in una bara di cristallo, in una enorme sala bianca, completamente deserta. In quel momento ricominciò a sentire il flusso dell'acqua intorno al suo corpo, e una strana sensazione di freddo lo avvolse. Guardò verso l'alto, doveva raggiungere la saletta degli scrigni, doveva tornare su.
"Visto nulla li sotto?" chiese Audica, come se sapesse cosa era appena accaduto.
"Quale scrigno apre la chiave?" chiese Adam interdetto, cambiando argomento.
"Tu la fai sempre cosí semplice" disse lo spirito con il suo solito ghigno.
Adam non sentiva più la mano destra, e le sue gambe si stavano appesantendo.
"Non sei una creatura del fiume. Non puoi resistere per sempre qui".
"Allora dimmi cosa devo fare!".
"Devi trovare lo scrigno giusto".
"Come?".
"Devi rispondere al mio indovinello. Ma credo ti servirà lui" disse lo spirito scoccando le dita. Comparve così dal nulla Steven nella saletta degli scrigni.
"Cosa diavolo...? Wow!" disse il ragazzo guardandosi intorno.
"Steven non abbiamo tempo, dobbiamo prendere una cosa da questi scrigni..."
"Ma cosa...?"
"Silenzio mortale. Ascoltate l'indovinello e trovate la soluzione, il tempo di Adam sta scadendo".
Steven guardò preoccupato Adam, che ormai faceva fatica a stare in piedi.
"Cosa getti quando la vuoi usare e riprendi quando non la vuoi usare più?"
Adam e Steven si fissarono, il primo stava sempre peggio, il secondo non capiva neanche cosa stesse accadendo.
"Avanti Steven, tu ci puoi riuscire" disse Adam guardandolo speranzoso.
"La getti quando la vuoi usare e riprendi quando non la vuoi usare" disse tra se e se Steven.
"Deve essere un oggetto, qualcosa di materiale" disse Adam.
"Qualcosa legato al fiume, qualcosa legato a lei" rispose Steven, fissando lo spirito.
"La canna da pesca, forse, la getti quando vuoi pescare e la riprendi quando hai finito" disse Adam.
"Si, si deve essere la canna da pesca" rispose Steven guardando Audica.
"Non avete molto tempo" rispose Audica, che era diventata stranamente nervosa, ed iniziò a fissare la porticina dalla quale erano entrati nella sala.
"La getti quando la vuoi usare e riprendi quando non la vuoi usare" ripetette Steven.
Adam si accasciò a terra e Steven spaventato cercò di farlo rialzare.
"Mantieniti a me, aggrappati" disse Steven. Nella sua voce si avvertiva la paura.
Si voltò verso la parete alla sua sinistra, e si accorse che una serie infinita di iscrizioni rupestri la ricoprivano. E fu allora che trovò la soluzione, guardando uno dei simboli incisi nella parete rocciosa.
"L'ancora. La getti quando la vuoi usare per fermare la nave, e la riprendi quando non serve più".
"Esatto. E ora lo scrigno" rispose Audica.
"Lo scrigno... lo scrigno. Ancora, un numero da uno a otto. Ancora, un numero. A-N-C-O-R-A. Un numero, il numero 6, come le lettere che compongono la parola ancora" disse Steven. I suoi occhi si illuminarono nel vedere lo scrigno numero 6 uscire dalla parete e fluttuare davanti a loro.
"Ora la chiave. Adam, devi aprirlo tu" disse lo spirito del fiume.
Con l'ultimo briciolo di forza rimastogli, Adam aprì lo scrigno, e ne uscì una ampolla trasparente, con una luna d'oro sulla parte più bassa e larga della bottiglia.
"L'acqua contenuta in questa ampolla proviene da un fiume ormai prosciugato che scorreva secoli fa sulla Luna. Viene chiamata "Acqua della Luna", e dovete custodirla caramente, non potete perderla, e non dovete farvela rubare, perchè molti cercheranno di prendervela. Vi servirà per risvegliare delle creature magiche che vi aiuteranno a superare il limbo. Abbiatene cura".
Steven strinse a se l'ampolla, mentre Adam si era rialzato appoggiandosi a lui.
"Ora dovete andare, il tempo è scaduto. Buona fortuna".
Adam e Steven fecero un cenno con la testa per ringraziarla, e pochi attimi dopo si ritrovarono bagnati fradici sul lungomare del Tamigi.
"Oddio sei vivo!" urlò Eve correndo incontro ad Adam e abbracciandolo.
"Si, si sto bene" rispose Adam cercando di mettersi a sedere.
Michelle stringeva il suo Steven, che ancora una volta aveva dato il suo contributo indispensabile per continuare lo strano viaggio che stavano affrontando.
Gli occhi di Adam cercarono quelli di Meg, che gli sorrise, sollevata.
Avrebbe voluto stringerlo anche lei come Eve, ma dopo il bacio preferiva non dare ulteriori spunti all'audacia di Adam, che la guardava con gli occhi spaventati, e richiedeva la sua presenza li, accanto a lui.
Sembrava che ad Adam non importasse di ferire Eve, voleva Meg, ed era disposto a tutto pur di prendersela. Quella era la loro vita, il loro viaggio, e dovevano viverlo insieme.
"Eve, devo dirti una cosa" gli occhi di Eve lo guardavano pieni di delusione, come se sapesse cosa stava per dirle.
"Lo so, è la tua missione, non la mia, lo specchio me lo ha detto, ma resterò sempre al tuo fianco"
"No, non era questo, non si tratta della missione, non solo, io...."
Fu in quel momento che tutti avvertirono ancora una volta l'impressione di essere fissati.
Lo scettro di Meg si illuminò nella sua borsa, e la ragazza lo tirò fuori. L'oggetto prese ad indicare in direzione dell'edificio che si trovava dall'altra parte della strada ed iniziò a lampeggiare.
"Un segnale di pericolo?" disse Jonas.
"Non sono io a comandarlo, si muove da solo" rispose Meg.
"Quell'uomo, sta indicando quell'uomo, sta scappando, inseguiamolo" disse Jonas prendendo l'iniziativa.
Tutti iniziarono a correre.
"Blocchiamolo" gridò Eve.
Seguirono attimi concitati, e Jonas riuscì a placcare l'uomo, lo guardò in viso e rimase senza parole, arretrando spaventato.
Lo scettro di Meg smise di lampeggiare, emise un grande bagliore e spinse l'uomo contro il muro del vicolo, e fu in quel momento che Meg e gli altri capirono cosa aveva spaventato Jonas.
[il nuovo episodio Take Me Home 1x06: A Trick Of The Night sarà online domenica 7 settembre]
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