Take Me Home 1x06: A Trick Of The Night

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Contro il muro si contorceva una creatura che non aveva nulla di umano.
"Cosa diavolo è?" disse Jonas ancora sull'asfalto.
Adam sguainò la sua spada e si avvicinò a quella che sembrava una lucertola gigante vestita con impermeabile, pantaloni e scarpe da uomo.
L'essere riprese velocemente conoscenza, e con una pedata respinse Adam ed iniziò a correre via per il vicolo.
Iniziò un lungo inseguimento per i vicoli di Londra, tutti e sei i ragazzi cercavano di raggiungerlo, ma correva troppo velocemente. Nella corsa Steven inciampò, rallentando la corsa degli ultimi della fila che si fermarono ad aiutarlo.
"Come fa a correre così velocemente?"
"Dopo aver visto la sua faccia ti stupisci della sua velocità?"
"E' una lucertola mica una lepre!"
"Non stai mai zitto!" battibeccarono Jonas e Eve.
"Merda ma li conosce tutti i vicoli di Londra? Mai che ci fosse un vicolo cieco quando serve!" urlò Adam.
La scena ad un osservatore esterno poteva sembrare comica, sei ragazzi che inseguivano quella che sembrava una lucertola enorme. E diverse persone li guardavano come se fossero pazzi, o come se corressero ad una strana festa in maschera, tra spade, scettri, archi e binocoli d'oro.
"Sta entrando in quel locale! Andiamo anche noi!" urlò nuovamente Adam.
Il nome del locale era "La tana del Millepiedi".
"Che ironia ha questo lucertolone!" disse Jonas prima di entrare.

L'edificio era in mattoni rossi, con delle disastrate scale antincendio che portavano sul tetto, piccole finestre degli appartamenti e tubi che spuntavano da tutte le parti. Era un vicolo desolato, di quelli in cui non pensi di trovare un pub, a meno che non sia malfamato.
L'insegna al neon del locale era quasi completamente fulminata, e la porta era piena di volantini di serate e party, molte motociclette erano parcheggiate in modo confusionario nel piccolo vicolo.
Il locale all'interno era molto grande, buio con strane lanterne che proiettavano luci di colori diversi sui vari tavoli, con pugnali, asce, teste di cinghiali e cincaglierie varie appese ai muri, e un grande millepiedi di legno costituiva il bancone del bar.
Era pieno di personaggi molto particolari, dai classici motociclisti da Harley Davidson alle pseudo ragazze sexy da film western post apocalittico, dagli emo agli alternativi da cresta multicolore, da donne di dubbia moralità a uomini altrettanto loschi e decisamente pericolosi.
Vi erano poi persone vestite in maniera strana, come se fossero travestiti, anche loro con spade o lance, il che fece passare totalmente inosservato il loro ingresso. Ad eccezione per una persona.
Un uomo, sulla trentina, era seduto al bancone, con una giacca di pelle nera, dei jeans chiari stracciati in vari punti, e scarponi da scalatore, capelli e occhi neri, questi vivi come due spilli, che ti pungono quando ti guardano.
Osservò i ragazzi entrare e scendere gli scalini che dividevano la porta di ingresso dalla sala del pub.
"Dovete ordinare?" disse nervosa una cameriera che bloccò i ragazzi appena entrati. Sally, questo il nome della ragazza riportato sulla targhetta, dava l'idea di non essere esattamente contenta di lavorare li, con i suoi capelli biondi raccolti ma arruffati, e le sue magrissime gambe che nervosamente facevano su e giù per il locale da tutta la serata.
Continuava a battere la matita sul blocco delle ordinazioni e chiese nuovamente "Dovete ordinare?".
"No, non siamo esattamente qui per mangiare" disse Adam.
"Cerchiamo una... persona" disse Meg interrompendolo.
"Per chi mi avete preso? Per una impiegata dell'ufficio oggetti smarriti? Dovete ordinare?"
"No, non dobbiamo ordinare, noi stiamo..." disse Eve prima di essere interrotta da Jonas.
"Senti bellezza, Sally, tu lavori qui giusto?" disse Jonas mostrando un sorriso splendente che fece sciogliere la cameriera.
"Si e quindi?" disse la ragazza sorridendo come una stupida e giocando con la matita nei suoi capelli.
Jonas, sfoderando tutto il suo fascino da macho, riprese a chiedere "Poco fa è entrato qui un tipo strano, con un grande cappello ed un impermeabile, e non era certo carino come te, era tutto verde, come se fosse una lucertola, mi capisci vero Sally? Insomma questo tizio, ci dobbiamo parlare, tu mica lo hai visto?"
"Passa tanta gente strana di qui" disse continuando a ridere Sally "non so, ne vedo tanti, di tutti i colori, nel vero senso della parola".
"Si ma questo è entrato pochi minuti fa qui".
"Adesso che mi ricordo..."
"Sally le ordinazioni!" urò il proprietario del locale da dietro il bancone. Era un uomo grasso, tutto sudato, calvo ma con i capelli lunghi dietro la nuca, e dei grandi baffoni marroni,
"Aspetta arrivo!" urlò in maniera sgraziata e chiassosa Sally.
"Senti l'ho visto passare, starà qui in giro, forse non era la prima volta che passava di qui. Dovete ordinare?"
"Magari dopo bambola" concluse Jonas, lasciando Sally ancora sognante sugli scalini.
"Dividiamoci, dobbiamo trovarlo" disse Meg in tono autoritario.
Intanto, l'uomo seduto al bancone continuava a fissarli curioso, e chiese a Sally chi fossero gli "stranieri".
"Non lo so, cercano un tizio verde" rispose con noncuranza Sally, come se la cosa non la stupisse minimamente.
"E perchè lo cercano?" chiese l'uomo.
"E che ne so, per chi mi avete preso oggi?" disse Sally sbattendo lo strofinaccio sul tavolo.
I ragazzi continuavano a girare tra i tavoli, quando Eve vide la strana creatura sul fondo della sala che parlava con uno dei motociclisti vicino al juke box.
"Eccolo!" urlò la ragazza, mentre gli altri si precipitarono verso il fondo della sala, mentre tutti li fissavano.
La strana creatura  si girò di scatto e volò dietro il bancone, dove scomparve nel nulla.
"Presto presto!" urlò Steven, che nella concitazione andò a sbattere contro l'uomo seduto al bancone, che lo afferrò per il bavero della giacca, alzandosi in piedi.
Era notevolmente più alto di Steven, e lo strattonò ben bene e disse agli altri "Fermi tutti! Dove credete di stare! Questo è un posto tranquillo!".
L'uomo-lucertola era contro il muro dietro il bancone, come spaventato, e nessuno nel pub era minimamente turbata dalla sua vista. Alle parole dell'uomo però tutti tacquero.
"Cosa volete dal mio locale, lo state mettendo a soqquadro!" disse a quel punto il proprietario.
"Fai silenzio Archie, torna in cucina, me la vedo io con questi marmocchi!".
L'uomo ubbidì e battè la ritirata.
"Io non ho fatto niente,non ho fatto niente, non ho fatto niente..." continuava a piagnucolare Steven, che un attimo dopo fu scaraventato a terra dal motociclista. Michelle corse verso di lui, e Adam si fece avanti.
"Lei non può capire, e non possiamo spiegare, dobbiamo parlare con quella cosa..."
Gli strambi clienti del pub guardavano con il fiato sospeso la scena, e alcuni motociclisti avanzarono come pronti a colpire.
"Io non posso capire? Voi siete venuti a disturbare la quiete di un posto rispettabile, aperto a tutti, indipendentemente dalla razza, dal credo, dal sesso, dalla propria natura, umana o meno. La Tana del Millepiedi è un posto aperto a tutti. E voi avete iniziato ad inseguire armati quell'uomo." disse puntando il dito verso la creatura verde in impermeabile.
"Lui ci insegue da giorni, volevamo scoprire solo il perchè..." disse Megara senza alcun timore.
"Io non vi inseguo, sono stato mandato per sorvegliarvi" sibilò la strana creatura.
"E perchè scappavi allora?"
"Non vi riguarda!"
"Certo che ci riguarda, chi ti manda?"
"Adesso le faccio io le domande, di sopra!" ordinò il motociclista indicando una scala buia che portava al piano di sopra. "Tu vieni con me" ordinò prendendo l'uomo-lucertola per il bavero dell'impermeabile.
I ragazzi li seguirono, sotto gli occhi attenti degli strani clienti del pub.

"Io sono Jep comunque" iniziò il motociclista una volta fatti sedere tutti in una specie di studio da investigatore abbandonato. Si sedette sulla scrivania e iniziò a fissare tutti come se cercasse di scovare qualcosa nei loro sguardi.
"Questa storia non mi è chiara, questo tizio..."
"Fridus" sibilò l'uomo-lucertola.
"Fridus vi osserva e vi insegue da giorni, e voi andate in giro armati ad inseguirlo, a Londra, neanche foste nell'antica Roma, e venite a disturbare i clienti del Millepiedi. Una spiegazione sarebbe gradita" concluse l'uomo accendendosi una sigaretta.
"Bisogna chiederla a lui una spiegazione" disse Eve in tono impertinente.
"Io non spiego nulla a nessuno" disse la creatura.
"Eh no, ora basta, prima gli indizi, poi la maga, poi gli specchi parlanti, la tipa fluorescente del fiume, adesso uomo lucertola tu parli o ti faccio mangiare il tuo cappello!" disse Jonas esplodendo.
"Qui nessuno fa mangiare niente a nessuno. Non conoscete davvero le buone maniere, neanche in casa degli altri. Fridus, che cosa vuoi da questi spocchiosi ragazzetti?"
A queste parole Jonas stava nuovamente per esplodere, ma Meg e Michelle lo trattennero.
"Non vorrai che chiami i miei amici motociclisti che sono di sotto per farti parlare, vero?" disse Jep accendendosi la seconda sigaretta.
Gli occhietti gialli di Fridus strabuzzarono, come quelle di qualcuno che sapeva cosa gli sarebbe toccato se non avesse parlato.
"Dovevo controllarli, e riferire se scoprivano qualcosa, e dovevo fermarli se avessero...."
"Se avessero....?"
"Lei mi ha detto che... non devono trovare una cosa".
"Lei chi?"
"LEI, la mia padrona, oltre il limbo, lei vuole eliminarli perché non devono prendere quella cosa".
"Sono stanco di questo e quello, parla lucertolone o ti faccio conciare per le feste!"
"Lei mi ha detto che i due ragazzi non erano soli, e avevano capito, e avrebbero preso la luce, e l'avrebbero riportata oltre il limbo".
"Chi è lei?" urlò Megara a quel punto. Era davvero fuori di se, e aveva perso la pazienza, finalmente pensò Eve.
"Allora vuoi parlare?" tuonò Jep.
A quel punto qualcuno bussò alla porta, era uno dei suoi scagnozzi, e Fridus approfittò di questo momento di distrazione per divincolarsi dalla presa di Jep, respingerlo con una pedata, e con un salto balzare sul davanzale della finestra.
"Lei vi fermerà, nessuno tornerà mai a casa" sibilò la creatura, prima di ripiombare nella nebbia di Londra, scappando dalle scale antincendio.
"Raduna tutti, prendetelo!" urlò Jep al suo scagnozzo.
"E voi sparite piccoli combina guai, fuori di qui!"
"Ma come, e se prendete Fridus? Noi dobbiamo sapere..." iniziò Adam.
"Non mi frega nulla di voi e delle vostre stronzate, nessuno si prende gioco di me e mi prende a pedate, mi interessa punirlo per quello che ha fatto a me. E adesso sparite, branco di idioti".

Era quasi l'alba, i ragazzi camminavano silenziosi per Londra, sembrava che non riuscissero a capacitarsi di tutto quello che era successo quella notte.
"Dobbiamo fare un punto della situazione, riassumere tutto quello che abbiamo saputo in questi giorni, rimettere insieme i pezzi" disse Steven.
"Ho bisogno di  un caffè" disse Adam "poi parleremo di tutto".
Gli altri lo seguirono verso una caffetteria infondo alla strada, dalla quale veniva profumo di caffè caldo e brioches.
Fu in quel momento, in quel preciso istante, quando Meg superando gli altri si fermò accanto ad Adam, per dirgli qualcosa nell'orecchio, che Eve avvertì qualcosa, avvertì che qualcosa stava cambiando, che Meg stava lasciando cadere le sue barriere e protezioni, e si stava avvicinando ad Adam, di nuovo, e fu in quel momento, quando Meg sorrise e strinse il braccio di Adam, che ricambiò il suo sorriso, che Eve fu certa che quella non era la sua missione.
Ma non poteva tirarsi indietro, perchè neanche lei riusciva a fare a meno del sorriso di Adam.
E fu in quel momento che una mano sulla spalla da Jonas la fece sentire meno sola, come due guerrieri in ultima fila, che devono restare comunque li, perché un giorno, prima o poi, si sarebbero dimostrati anche loro importanti.
Eve appoggiò la testa sconsolata sul braccio di Jonas, mentre vedeva a distanza Meg e Adam ridere ed entrare insieme nella caffetteria.

[il nuovo episodio Take Me Home 1x07: Been Given A Morning sarà online domenica 14 settembre]
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