Adam e Jep si ritrovarono
di faccia nel fango umido.
“In cosa siamo
inciampati?” chiese Adam.
“Non lo so è buio,
non vedo nulla” rispose Jep.
Tentarono di rialzarsi, e
si accorsero che qualcosa si muoveva sotto di loro. Si guardarono
negli occhi e stavano per gridare, e capirono che non era la cosa
giusta da fare. Seduta davanti a loro c'era una tigre, che li fissava
mansueta e annoiata. Erano inciampati nella sua coda, ma sembrava che
l'animale non ne fosse minimamente interessato.
“Ora ci allontaniamo
molto piano e ce ne andiamo” disse Jep.
Adam sembrava sotto
shock.
“Muoviti,
andiamo!”
La tigre li fissava, come se li conoscesse da sempre, o come se volesse dire qualcosa.
La tigre li fissava, come se li conoscesse da sempre, o come se volesse dire qualcosa.
Era rimasta li immobile,
per tutto il tempo che i due erano rimasti addormentati sulla sua
coda.
“Perché non ti
muovi? Dobbiamo andarcene, alla svelta, prima che gli alberi si
sveglino, e che lei, o lui abbia fame” disse Jep strattonando
Adam.
“Ci avrebbe già
mangiati” disse allora Adam.
La tigre si alzò ed
iniziò ad incamminarsi sul sentiero, e sembrava che volesse essere
seguita.
“Andiamo!”
disse Adam seguendo l'animale.
“Sei impazzito o
cosa?” rispose Jep.
“Taci e muoviti”.
Jep seguì Adam
controvoglia e i due si incamminarono nuovamente sul sentiero di
ciottoli bianchi. Gli alberi dormivano, e Adam non dovette
raccomandarsi ancora di non fare rumore, questa volta Jep camminava
in punta di piedi.
“Dove
pensi che ci stia portando?” bisbigliò il motociclista.
“Non lo so, ma
qualcosa mi dice che dobbiamo fidarci”.
Ad un tratto gli alberi
non sembravano più quelli di prima, o meglio erano tutti normali
alberi, come se avessero immaginato tutto. Si voltarono per guardare
gli alberi che avevano già superato, ma nessuno aveva più un volto
incavato nel fusto.
La tigre continuava a
camminare davanti a loro, voltandosi ogni tanto per accertarsi che
fossero ancora li. Delle luci si vedevano in lontananza, e il fumo
viola.
“Siamo vicini al
villaggio” disse Adam.
“E perchè la tigre
ci sta portando al villaggio? Non ci avevano messo in guardia di
stare lontano dagli abitanti del bosco?”.
Adam non rispose, stava
fissando la tigre, che si era fermata pochi passi davanti a loro, per
poi scomparire nel nulla. La tigre si nascose dietro un albero, ma
quando i due si avvicinarono non c'era più.
“Era qui, ed è una
tigre, ed è enorme, non può essere svanita!” disse Jep.
“Invece è svanita,
come il pavone” disse Adam. “Guarda, li tra i cespugli, ma
quelli non sono loro?”
Adam e Jep si
incamminarono verso il villaggio, ma tra gli alberi qualcuno li stava
fissando, per accertarsi che arrivassero a destinazione. Una ragazza,
nascosta dietro l'albero della tigre, rimase nell'ombra e vide Adam e
Jep parlare con qualcuno e poi nascondersi nei cespugli.
“C'è nessuno?
Signor coniglio?” Eve continuava a bussare alla porticina della
casetta, ma nessuno rispondeva.
“Strano, pensavo
fosse in casa” disse tornando sul sentiero. Si fermò per
sentire il profumo di ogni nuovo fiore, e si era completamente
dimenticata del motivo per cui fosse li.
Un omino basso con un
capello a punta moscio camminava sul sentiero con un cesto pieno di
funghi, e vedendo Eve esclamò “Santi lumi, e tu chi sei?”.
“Ciao, io sono Eve,
hai visto il coniglio?”
“Quale coniglio?”
“Quello che abita in
quella casetta”.
“Quella è casa mia,
dove pensi di essere, da quando i conigli hanno delle case” e
scoppiò a ridere.
“Ma tu cosa sei?”
“Per dindirindina io
sono uno gnomo, tu cosa diavolo sei?”
“Io... io mi sono
persa, i miei amici erano con me e io... io mi sono persa” Eve
iniziò a piangere come una bambina di cinque anni, accucciandosi per
terra nell'erba.
“No, non piangere,
odio chi piange” disse lo gnomo tirando un fazzoletto dalla
tasca e porgendolo ad Eve.
“Io sono Tarcisio,
vuoi una tazza d'orzo?”
Eve annuì singhiozzando
e soffiandosi il naso.
Tarcisio aprì la porta
della casetta, e disse ad Eve di entrare. Ovviamente la casa era a
misura di gnomo, e Eve era umana, ma dopo l'invito di Tarcisio Eve
riuscì ad entrare nella casetta, come se fosse diventata della
misura esatta per la casetta... o viceversa.
“Che ci fai qui? Gli
umani non sono ammessi nel bosco degli spiriti”.
“Tu sei uno
spirito?”
“Ovvio che no, sono
uno gnomo, anche altre creature vivono nel bosco, gli spiriti vivono
principalmente nel villaggio a nord”.
La casa di Tarcisio era
tutta di legno, con mobili di legno, utensili di legno, ninnoli di
legno. Era piccola, per una sola persona, con un salotto, una cucina,
il bagno e una camera da letto. Alcuni degli ambienti erano
comunicanti, c'erano delle finestrelle di legno con persiane verdi
tra una camera e l'altra. Alle finestre c'erano delle tende marroni
con delle pannocchie di mais disegnate.
Tarcisio fece accomodare
Eve e le servì una tazza d'orzo.
“Allora che ci fai
qui” riprese lo gnomo.
“Ero con i miei
amici, ero in missione, poi mi sono girata e loro non c'erano più”.
Eve riprese a
singhiozzare. Era ovvio che fosse sotto l'effetto di qualcosa, non
era la solita Eve forte e determinata, era una bambina tutta
fiorellini e pianti.
“Dove eravate
diretti?”
“Dovevamo uscire dal
bosco, dovevamo arrivare in uno degli altri regni, non ricordo il
nome” rispose la ragazza smettendo di piangere e assaggiando
una fetta di torta.
“E dimmi, perché
dovevate superare il bosco? Non siete di queste parti vero?”
“Dobbiamo recuperare
un diamante, non ricordo il nome neanche di questo”. In quel
momento Eve si accorse di non ricordarsi di molte cose, ma non diede
molto peso alla cosa, e riprese a bere il suo orzo.
“Ci sono molti gnomi
da queste parti?”
“No, non molti, dopo
la caduta dei regni e la ascesa della Regina ci siamo dispersi un po'
ovunque, e io ho scelto di starmene qua. Ci sono tipi strani in giro,
ma almeno qui nessuno mi comanda” disse lo gnomo accendendo la
sua pipa.
“Ma tu mi puoi
riportare dai miei amici?” chiese in tono supplichevole Eve.
“Si certo. Ma prima
finisci la tua torta”.
Il pirata camminava a
passo spedito nella foresta, credeva di essere seguito, ed alzò il
passo. Il bosco era buio e apparentemente deserto, ma qualcuno
continuava a seguirlo. Di questo lui era certo. Era preoccupato, era
un pirata senza la sua ciurma in un bosco di spiriti. E faceva caldo.
Troppo caldo anche per un pirata. I suoi capelli biondi scendevano
spettinati sul suo volto, e il suo petto villoso grondava di
goccioline di sudore. I suoi vestiti erano sporchi, aveva affrontato
le scimmie, si era imbattuto in dei cinghiali selvatici, era caduto
in due pozze di fango e il suo panciotto si era incastrato in un
roveto. Ed era anche il suo panciotto preferito.
Iniziò a correre, perché
il passo dietro di lui si faceva sempre più vicino, ed ad un tratto
non sentì più nulla. L'aria intorno a lui si mosse, e con un enorme
balzo qualcuno atterrò davanti a lui.
Era una tigre. L'animale,
che era stato mansueto con Adam e Jep, accompagnandoli al villaggio,
era decisamente meno felice di vedere il pirata.
“Merda”. Tirò
fuori la spada e l'agitò verso l'animale, che spalancò la sua
enorme bocca.
Il pirata prese la
rincorsa, si aggrappò ad un ramo, e diede un calcio alla tigre, che
indietreggiò per un attimo, per poi partire alla carica sul pirata.
Il ragazzo era agile e
astuto, e riuscì bene ad evitare gli attacchi dell'animale, e si
arrampicò su un albero. L'animale iniziò a incidere il tronco
dell'albero con le unghie, ma il pirata non si mosse minimamente da
lassù.
La tigre si allontanò,
scomparendo tra le piante. Il ragazzo rimase sull'albero ancora per
un po', per essere certo che l'animale non fosse più nei paraggi.
“Ti sei perso?”.
Il pirata non fece in
tempo a scendere dall'albero che si trovò una ragazza davanti a se.
“Ehi, da dove sei
sbucata.” disse lui.
La ragazza era avvolta in
un mantello tigrato con il cappuccio, aveva un bastone con se, e un
paio di stivali sempre tigrati.
“C'era una tigre
qui, poco fa. Come quella sul tuo mantello” disse sorridendo il
pirata.
La ragazza continuava a
guardarlo sorridendo, mentre lui iniziava a sentirsi a disagio.
“Non l'ho vista. Io
sono Karidia. Tu chi sei?”
“Nathaniel Brown.
Capitano della Gemma dei Venti” disse lui baciandole la mano.
“Un nome poetico
per una nave di pirati” disse
lei.
Lui
sorrise soddisfatto. Ma il suo compiacersi durò poco. Karidia
fischiò, e una rete cadde sulla testa del pirata, che si ritrovò
così intrappolato.
“Fammi
uscire di qui, fammi uscire di quii!!!”
“Portatelo
al villaggio” disse
la ragazza ad altri due tipi incappucciati, che lo trascinarono lungo
il sentiero.
“Siete
voi? Che spavento”
esclamò Megara vedendo arrivare Adam e Jep.
“Presto
nascondetevi!” disse
Emiroth.
“Che
state facendo qui?”
chiese Adam.
“Ma gli
altri non sono con voi?”
chiese Meg.
“No, ci
siamo ritrovati da soli, tra gli alberi parlanti. Stavano per
mangiarlo” disse Jep
indicando Adam.
“Siamo
stati tutti dispersi nel bosco, in preda alle allucinazioni”
osservò Emiroth.
“Vuoi
dire che ci siamo immaginati gli alberi carnivori e la tigre?”
chiese Adam.
“Probabilmente”.
“Perchè
siete nascosti qui?”
“Stavamo
venendo a cercarvi, e poi abbiamo visto uscire delle persone dal
villaggio, ed è arrivata una donna... sono sicuro che ci abbia
visti. E non possiamo neanche andare via se non troviamo gli altri.
Il villaggio non è un posto sicuro”
disse Meg tutto d'un fiato. Era felice di vedere Adam, ed era in
pensiero per gli altri, specie per Steven. Lo immaginava solo nel
bosco, in preda alle allucinazioni, armato solo di un binocolo.
“Strano,
la tigre ci ha condotto qui, ci deve essere un motivo”
disse Adam pensieroso.
“Ma lui
ha detto che ce la siamo immaginata!”
disse Jep.
“Tu
pensi davvero d'averla immaginata? Come ci siamo arrivati fin qui?”
rispose Adam seccato.
“Shhh,
sta arrivando di nuovo qualcuno!”
disse Emiroth.
“Ma
quella è Eve!” Adam
non credeva ai suoi occhi. Eve camminava mano nella mano con uno
gnomo, e si dirigeva felice verso il villaggio.
“Dobbiamo
andare anche noi, dobbiamo fermarla!”
disse il ragazzo.
“Non è
prudente!” disse
Emiroth.
“Dovremmo
lasciarla andare da sola nel villaggio degli spiriti? Ma sei pazzo!?”
disse Adam alzandosi dal suo nascondiglio.
“Non è
sola... Ma quello è.... quel farabutto di Tarcisio! Che ci fa qui?”
“Chi è
Tarcisio? Lo conosci?”
chiese Meg.
Emiroth,
sembrava interdetto.
“Io e
Tarcisio abbiamo qualche conto in sospeso. Viveva nel Regno di
Rubino, ed era un grande imbroglione. Se entra tranquillamente nel
villaggio vuol dire che è loro alleato, o che ha qualcosa per loro.
Per una ricompensa farebbe qualunque cosa”.
“Entriamo,
avanti!” disse Adam,
che si incamminò senza alcuna paura verso l'ingresso del villaggio.
Meg
e Jep lo seguirono. Emiroth invece tentò in vano di dissuaderlo.
Il
villaggio era rumoroso, ma non si vedeva nessuno per le strade. Le
case erano buie, i campi deserti, ma il nuvolone viola era sempre più
vicino. Si incamminarono per le stradine seguendo Eve e Tarcisio. Eve
sembrava una bambina nel regno dei balocchi, nonostante il villaggio
non fosse nulla di eccezionale, casette di legno e paglia, strade di
ciottoli, botteghe, fiori, e recinti per animali.
Qualcuno
stava camminando per le strade dietro di loro, e quindi si nascosero
in un vicolo buio. Videro passare Karidia, seguita da uomini che
trascinavano una rete, con dentro un prigioniero, Nathaniel.
Li
seguirono pochi attimi dopo, mentre Eve e lo gnomo erano già chissà
dove.
Camminarono
ancora per stradine e viuzze, ed arrivarono al centro del villaggio,
dove tutti erano riuniti intorno ad un grande falò che emanava quel
famoso fumo viola.
“Il
fuoco degli Spiriti”
disse Emiroth. “La leggenda narra che viene
acceso dagli spiriti ogni volta che la loro comunità si riunisce per
una occasione importante, o per prendere una decisione di vitale
importanza, o per prepararsi ad un attacco”.
“Quella
è la donna che abbiamo visto prima”
disse Meg indicando la ragazza che avevano visto arrivare dal bosco
un'ora prima.
“Probabilmente
lei è la loro regina, sembra che tutti la stiano ad ascoltare”
disse Emiroth.
“Guardate,
il prigioniero, lo hanno liberato dalla rete, e li pare ce ne siano
altri” disse Adam.
“Ma
quelli sono... Jonas e Steven”
rispose Meg.
Si,
erano davvero loro. Erano stati catturati e condotti dalla regina. In
un angolo c'era Tarcisio, che parlava con una delle guardie, e
accanto a lui Eve, che guardava tutti sorridendo. Eve venne fatta
sedere da alcune donne del villaggio. Lei non fu accompagnata dagli
altri ostaggi, e Tarcisio fu ricompensato con un sacchetto, che
sembrava abbastanza pesante.
“Dobbiamo
fare qualcosa!” disse
Meg.
“Dobbiamo
aspettare che Tarcisio si avvii verso questa parte per uscire dal
villaggio, e a quel punto ci penso io”
disse Emiroth.
Come
aveva previsto, lo gnomo dopo aver ricevuto la sua ricompensa si
avviò saltellante sulla strada del ritorno, tutto felice, e quando
passò davanti a loro, una mano, quella di Jep, lo afferrò e lo tirò
li nell'ombra.
“Che
cosa diavolo...”
“Tarcisio.
Da quanto tempo non ci vediamo? A si giusto, da quando hai rubato il
cammeo della regina che io dovevo custodire”.
“Emiroth,
quale piacere. Ma suvvia, sono cose avvenute quando eravamo bimbetti,
non portare rancore”.
Emiroth
avrebbe voluto trasformarsi in gufo e iniziare a beccarlo, ma voleva
mantenere un certo contegno davanti ai ragazzi, e quello non era il
momento adatto.
“Quella
ragazza che hai dato a loro, è una nostra amica, e noi siamo qui per
una missione importantissima”.
“Oh
quella cara ragazza. Ho l'ordine di avvisare degli intrusi, e in
cambio ricevo della polvere magica. Mi serve per i miei fiori e per i
funghi, sai, il terreno del bosco non è perfetto come la flora del
bosco degli gnomi, io ora abito qui, lunga storia”.
“Cosa
hanno intenzione di farle?”
“Di lei
nulla, non ha fatto del male a nessuno, non ha toccato una foglia del
bosco. Gli altri pare abbiano attaccato una formica gigante, o roba
del genere, insomma non la passeranno liscia. Be è stato un piacere
rivederti, ora devo andare”.
“Non
vai da nessuna parte, mi devi parecchi favori, devi permettermi di
parlare con loro, noi siamo qui per salvare tutti da Beruthiel”.
“Loro
non hanno paura di Beruthiel, non ha mai toccato la spiaggia degli
spiriti, ha paura di loro, e detto tra noi, la capisco, pagano bene
si, ma se li fai arrabbiare ti mandano in fumo il cervello”.
“Beruthiel
ha la
Luce del Limbo, quindi presto attaccherà anche questo posto”.
Tarcisio
deglutì, con la classica espressione di chi pensava di essere in un
mare di guai.
“Va
bene, seguitemi”.
Tarcisio
si incamminò verso il falò, e gli altri lo seguirono, e quando
giunsero li, l'intero villaggio, circa un centinaio di persone, si
voltò a guardarli terrorizzati.
“Regina
Mab, questi stranieri vogliono parlarle, è importante, per tutti”
disse Tarcisio pieno di timore e rispetto.
La
donna dai lunghi capelli castani, raccolti in una lunghissima
treccia, adornata di fiori, che Meg e Emiroth avevano visto entrare
nel villaggio, era davvero la regina degli spiriti, ed era seduta su
un trono ricavato da una grande quercia.
Le
guardie si avviarono verso di loro, per catturarli, ma la regina li
fermò.
“Come
siete entrati nel bosco?”.
“La
Quercia di Pralicon ci ha fatti entrare. Lei conosce la nostra
missione maestà, e probabilmente anche voi la conoscete”
disse Meg sotto gli occhi stupiti dei suoi amici.
“Perchè
dovrei sapere il motivo per cui siete qui. Non vi conosco”
disse la donna sfidandola con lo sguardo.
“Perchè
lei prima ci ha visti nei cespugli, e sapeva che eravamo qui, ma
comunque non ci ha fatto catturare come gli altri.”
“Sapevo
che la donna dagli occhi viola e l'uomo dagli occhi azzurri sarebbero
arrivati si, ma i vostri amici hanno attaccato le mie creature, e
pagheranno per questo. Se voi volete proseguire fate pure, non vi
fermeremo.”
“I
miei amici probabilmente si sono difesi, o sono incappati nelle
allucinazioni. L'altro uomo non lo conosciamo, non era con noi”.
Nathaniel
sospirò e capì di essersi cacciato in un guaio più grande di lui.
“Come
voi tenete giustamente al vostro bosco, noi dobbiamo salvare il
nostro, e non torneremo mai più a darvi fastidio. Beruthiel ha Luce
del Limbo, e se non la fermiamo presto conquisterà anche il vostro
bosco”
disse Megara.
La
regina parlava con la donna accanto a lei, Karidia, e con due
uomini, che probabilmente visti i loro bastoni e i loro mantelli
preziosi avevano ruoli importanti nel villaggio.
“La
Regina lascerà andare i prigionieri solo se supereranno le tre
prove”.
“Quali
prove?”
chiese Emiroth pieno di timore e avvicinandosi al centro del falò.
“La
prova del fuoco, la prova dell'acqua, e la prova del vento”
disse l'uomo, il cui nome era Damoto. I suoi lineamenti più che uno
spirito lo facevano sembrare un guerriero della grande muraglia.
“E
lei?”
disse Megara. “Anche lei è dei nostri”.
“Se
non superano la prova loro verranno puniti, con la follia eterna, e
vagheranno per sempre per il bosco. E lei verrà data in sposa ad uno
dei nostri guerrieri”.
Eve
ovviamente non capiva cosa stesse accadendo, e continuava a sorridere
a tutti. L'effetto dei fiori stregati di Tarcisio, che nel frattempo
era scappato a gambe levate, non era ancora svanito.
“Accettiamo
queste condizioni” disse
Meg”.
“Sei
impazzita? Non sappiamo neanche di che prove si tratti!”
disse Adam.
“L'unico
modo per vincere è giocare con le loro regole, o almeno farglielo
credere”
disse Meg.
“Ha
ragione lei”
disse Emiroth.
“Le
prove inizieranno domani, per questa notte potete dormire in una
tenda fuori dal villaggio”
disse Damoto.
“E
di me cosa ne sarà?”
chiese il pirata.
“Per
te decideremo nei prossimi giorni, abbiamo cose più importanti a cui
pensare ora, ritieniti fotunato”
disse la regina.
“La
seduta è tolta, tornate nelle vostre capanne”
disse Mab mandando a letto i suoi sudditi.
Karidia
continuava a fissare Adam e Jep, come se avesse ancora qualcosa in
serbo per loro.
[il nuovo episodio Take Me Home 1x13: Rescue Me sarà online domenica 26 ottobre]
segui Take Me Home su facebook.
segui Take Me Home su facebook.

0 commenti:
Posta un commento