"Cosa ti ha
promesso la regina?" Steven si avvicinò a Jep in cerca di
risposte.
"Non ha importanza" rispose Jep con aria indifferente.
"Forse per te no ma per me si" disse Steven stizzito.
"Doveva aiutare una persona che conosco. Non doveva succedere niente a nessuno. Dovevo solo fermarvi e non farvi arrivare qui. Stop. Mi dispiace per quello che è successo, io ho tentato di fermarla..."
"Fermarla? Perché lei era li?"
"Non lo so, io... mi aveva detto che lei poteva fermarvi, non so perché. Io sapevo solo questo".
Jep sembrò sincero agli occhi di Steven, ma comunque non riusciva a smetterlo di odiarlo.
Meg li guardava, sentiva di dover proteggere Steven. Fece segno di raggiungerla, e lui così fece.
"Tutto ok?" chiese lei con un sorriso.
"Più o meno" rispose lui stringendosi nelle spalle.
Pochi passi più avanti camminavano Eve e Adam.
"Non abbiamo più parlato di noi. Lo so che non è il momento ma volevo almeno sapere se hai scelto me... o lei".
Adam non rispose ma la guardò negli occhi con tale tristezza che Eve capì senza bisogno di parole.
"Io penso... penso che sia una brava ragazza, e che ti voglia bene. Io... non so, forse anche i miei sentimenti per te stanno cambiando ma ti starò sempre accanto". Le parole di Eve furono soffocate dalle lacrime. Adam la abbracciò e le sussurro un "ti voglio bene" che tranquillizzò la ragazza. Gli altri assistettero in silenzio e Meg si sentì in colpa, e osservata da tutti, anche se probabilmente non era vero.
"Non ha importanza" rispose Jep con aria indifferente.
"Forse per te no ma per me si" disse Steven stizzito.
"Doveva aiutare una persona che conosco. Non doveva succedere niente a nessuno. Dovevo solo fermarvi e non farvi arrivare qui. Stop. Mi dispiace per quello che è successo, io ho tentato di fermarla..."
"Fermarla? Perché lei era li?"
"Non lo so, io... mi aveva detto che lei poteva fermarvi, non so perché. Io sapevo solo questo".
Jep sembrò sincero agli occhi di Steven, ma comunque non riusciva a smetterlo di odiarlo.
Meg li guardava, sentiva di dover proteggere Steven. Fece segno di raggiungerla, e lui così fece.
"Tutto ok?" chiese lei con un sorriso.
"Più o meno" rispose lui stringendosi nelle spalle.
Pochi passi più avanti camminavano Eve e Adam.
"Non abbiamo più parlato di noi. Lo so che non è il momento ma volevo almeno sapere se hai scelto me... o lei".
Adam non rispose ma la guardò negli occhi con tale tristezza che Eve capì senza bisogno di parole.
"Io penso... penso che sia una brava ragazza, e che ti voglia bene. Io... non so, forse anche i miei sentimenti per te stanno cambiando ma ti starò sempre accanto". Le parole di Eve furono soffocate dalle lacrime. Adam la abbracciò e le sussurro un "ti voglio bene" che tranquillizzò la ragazza. Gli altri assistettero in silenzio e Meg si sentì in colpa, e osservata da tutti, anche se probabilmente non era vero.
"Camminiamo da
ore e non abbiamo ancora visto niente e nessuno" disse
Jonas. "Siamo sicuri che non stiamo girando
intorno?"
"Scimmie assassine, il tizio con una cotta per te e il pavone non ti sono bastati?" disse Adam.
"Non aveva una cotta per me!"
"Non stiamo girando intorno, sto seguendo le stelle, sono così vicine e brillanti da qui" disse Steven guardando il cielo.
"Meno male che abbiamo Copernico" disse Jonas.
Un albero enorme bloccava la strada. Sembrava una quercia ma di dimensioni mastodontiche.
"La Quercia di Pralicon. Allora esiste davvero".
Emiroth non credeva ai suoi occhi.
"Ne sento parlare da sempre. Tanti libri fantastici antichi ne parlano, ma non sapevo che esistesse davvero e che fosse proprio qui. La cerco da sempre".
"Come fai ad essere certo che sia proprio quella?" chiese curiosa Meg.
Emiroth estrasse dalla borsa una agenda piena di appunti e di schizzi e la aprì alla pagina con un disegno di una enorme quercia.
"Corrisponde ai disegni, la grandezza, le foglie lucide, i fiori gialli. Ci sono anche i fiori gialli. Non li toccate! E poi..."
"Sembra un volto" disse Eve fissando la parte centrale della quercia.
"...Il volto" concluse Emiroth. "È una quercia parlante. Dovremmo svegliarla. Solo lei ci può far passare, ed arrivare al villaggio degli spiriti".
"Non c'è alcun modo per aggirare il villaggio? " chiese Adam.
"Non vedete le dimensioni della quercia? È come un muro di cinta, bisogna passarci attraverso, è l'unico modo".
"Scimmie assassine, il tizio con una cotta per te e il pavone non ti sono bastati?" disse Adam.
"Non aveva una cotta per me!"
"Non stiamo girando intorno, sto seguendo le stelle, sono così vicine e brillanti da qui" disse Steven guardando il cielo.
"Meno male che abbiamo Copernico" disse Jonas.
Un albero enorme bloccava la strada. Sembrava una quercia ma di dimensioni mastodontiche.
"La Quercia di Pralicon. Allora esiste davvero".
Emiroth non credeva ai suoi occhi.
"Ne sento parlare da sempre. Tanti libri fantastici antichi ne parlano, ma non sapevo che esistesse davvero e che fosse proprio qui. La cerco da sempre".
"Come fai ad essere certo che sia proprio quella?" chiese curiosa Meg.
Emiroth estrasse dalla borsa una agenda piena di appunti e di schizzi e la aprì alla pagina con un disegno di una enorme quercia.
"Corrisponde ai disegni, la grandezza, le foglie lucide, i fiori gialli. Ci sono anche i fiori gialli. Non li toccate! E poi..."
"Sembra un volto" disse Eve fissando la parte centrale della quercia.
"...Il volto" concluse Emiroth. "È una quercia parlante. Dovremmo svegliarla. Solo lei ci può far passare, ed arrivare al villaggio degli spiriti".
"Non c'è alcun modo per aggirare il villaggio? " chiese Adam.
"Non vedete le dimensioni della quercia? È come un muro di cinta, bisogna passarci attraverso, è l'unico modo".
“Ci deve essere un
modo, ci deve essere un modo per farla svegliare. Devo controllare i
miei appunti, fatemi luce con la torcia”.
Era davvero un volto
quello incavato nel tronco della quercia, e sembrava stesse dormendo.
“Non toccate quei
fiori vi ho detto! Possono salvarvi la vita come togliervela, se non
si ha il permesso di coglierli dalla Quercia di Pralicon. Lei decide
chi può sfruttare le loro proprietà curative, solo chi la quercia
ritiene giusto può salvarsi da una malattia, da una ferita in
battaglia, da un qualunque male con i loro petali”.
“Forse c'è qualche
parola da pronunciare, una formula. Qualcosa no?” disse Adam
impaziente.
“E
secondo te cosa sto cercando? Dovrebbe esserci nei miei appunti... a
si, eccola!” Emiroth si avvicinò piano alla quercia,
con gli occhialini calati sul naso e il suo librone pieno di appunti
e di formule.
“MiKaLiStaRoMiSgaNoTi
Pralicon” disse scandendo bene l'omino pieno d'enfasi.
“Tutto qui?”
bisbigliò Eve. “Una parola incomprensibile e puf?”.
Qualcosa si mosse nel
tronco della quercia, e gli occhi si dischiusero. I ragazzi non
credevano ai propri occhi, ma quello che avevano davanti era davvero
un volto con degli occhi, un naso e una bocca.
“Chi siete voi per
svegliare il mio sonno? Non siete di queste parti, non conosco i
vostri volti” disse seccata la Quercia di Pralicon.
“Siamo umili
viaggiatori, diretti nel regno di Ametista.” rispose Emiroth.
“E perchè dovete
passate proprio di qui? Il Mare di Smeraldo è da quella parte”
rispose seccata la quercia.
“Non abbiamo una
imbarcazione per attraversare il Mare di Smeraldo, e le rocce sono
invalicabili, dobbiamo attraversare la foresta per arrivarci, e non
abbiamo molto tempo” rispose Emiroth in tono umile.
“Non faccio entrare
estranei nel villaggio di Pralicon, i miei abitanti devono restare
tranquilli, sono stati già fin troppo invasi in passato, e se pure
passaste, beh non avreste una buona accoglienza”.
“Ma noi siamo qui
per recuperare Luce del Limbo” disse Adam intervenendo.
“Luce del Limbo è
disperso sulla Terra da anni e anni e anni”.
“I ragazzi dovevano
riportare il diamante sull'isola
di Ageilia , ma Beruthiel l'ha rubato dalle loro mani, ed ora lo ha
lei. Lo sai cosa potrebbe succedere ora....”
“E
voi sareste i prescelti? Non sembrate certo guerrieri e non avete
l'aspetto di salvatori dell'isola. Non mi stupisco che
Beruthiel vi abbia
rubato il diamante.”
La
Quercia di Pralicon non era certo nota per la sua simpatia, ma questo
dettaglio Emiroth lo aveva ignorato. Era come una anziana signora
petulante e sempre insoddisfatta. Si narrava della sua grande
saggezza, ma anche della sua ostilità verso i giovani, gli
esploratori e i bracconieri.
“Io
vi posso anche far passare, ma non dovete in alcun modo deturpare il
bosco di Pralicon, o il villaggio, o fare del male ai suoi abitanti.
Inoltre non vi assicuro che loro saranno contenti del vostro arrivo.”
“Cercheremo
solo la strada più veloce per attraversare il bosco ed uscire dalla
Spiaggia degli Spiriti, non toccheremo nulla”
disse Emiroth. I ragazzi annuirono.
“Allora
buona fortuna, e non tornate a disturbare il mio sonno.”
Una
porticina di legno comparve tra le fittissime foglie sul lato
sinistro della quercia. La porta era piccina, e i ragazzi dovettero
piegarsi per entrarci. La quercia tornò a dormire, e la porta si
chiuse dietro di loro, scomparendo di nuovo nel tronco.
Il
bosco di Pralicon era all'apparenza per Eve il classico bosco delle
fiabe, con vari sentieri, grossi funghi rossi a macchie bianche,
fiori di ogni colore e alberi apparentemente innocui.
“Lo
sentite questo profumo inebriante?”
disse Eve.
Gli
altri erano abbastanza silenziosi. E quando Eve si voltò in attesa
delle loro rispose si accorse di essere improvvisamente da sola.
“Adam!
Jonas! Meg!” urlò
Eve, ma nessuno le rispose.
Era
attratta dai fiori, come mai prima. In realtà ad Eve i fiori non
erano mai piaciuti, ma quelli avevano qualcosa di magico, qualcosa
che la ipnotizzava. Si abbassò per annusarne alcuni, felice e
rilassata. Un coniglio bianco apparve tra le piante, e Eve
incuriosita iniziò a seguirlo. Si, il suo libro preferito da bambina
era Alice in Wonderland, ma questo sembrava davvero tutto reale.
Eve
iniziò a correre, tra alberi, fiori, farfalle, funghi, e il coniglio
continuava a seminarla. Eve si ritrovò davanti ad una casetta non di
dimensioni umane, ma di dimensioni proprio per un coniglio. Era una
casetta di legno, con il recinto, il giardino, e la canna fumaria.
Eve si avvicinò alla finestra per guardare dentro, e le cose
all'interno della casetta sembravano più grandi, delle stesse
dimensioni dei mobili di una casa umana. Eve allontanò lo sguardo, e
la casetta era ancora a misura di coniglio. Riguardò dentro e i
mobili erano a misura d'uomo.
Dopo
qualche istante di stupore Eve non ci fece più caso, e sorridente
bussò alla porta.
“Dove
sono tutti gli altri?”
chiese Jonas a Steven.
“Non
lo so, erano qui un attimo fa”.
“Che
alberi giganteschi”
disse annoiato Jonas.
“E
che fiori giganteschi”
disse impaurito Steven.
“Cosa
diavolo....”
“Sono
più alti di noi...”
“Merda
guarda quel fungo!”
“Non
è possibile, non è possibile in natura una cosa del genere”.
“Cervellone,
ti devo ricordare tutto quello che abbiamo visto fino ad ora?”.
Jonas
e Steven non sapevano se in quel luogo tutto fosse gigante, o se
peggio si erano ristretti loro. Vagarono per un po' senza meta, non
trovando una via d'uscita dal bosco, e non trovando traccia dei loro
amici. E la situazione stava peggiorando. Una formica gigante si
stava avvicinando a loro, e non sembrava felice di vederli.
“Cosa
diavolo è quella cosa?”
urlò Jonas.
“Ehm,
sembrerebbe una formica, ma non ne sarei così sicuro, cioè insomma
è talmente grande che..”
rispose Steven.
“Che
ci mangerà in un sol boccone”
concluse la frase Jonas.
“Il
pugnale, prendi il pugnale!”
disse Steven mentre l'animale si avvicinava a passo svelto verso di
loro, mentre la terra veniva violentemente scossa dai suoi passi.
“Cosa
vuoi che faccia un pugnale contro questa bestia?”.
“Muoviti
tiralo fuori!”.
Persino Steven stava perdendo la sua solita calma.
Jonas
tremante impugnò il pugnale ed iniziò ad agitarlo in aria. Quando
l'animale tentò di avventarsi contro di loro Jonas gli piantò il
pugnale in una zampa, e l'animale iniziò ad indietreggiare.
Una
luce abbagliante apparve dietro l'animale, che impaurito scappò via
all'istante.
“Sta
arrivando qualcuno, muoviti, andiamo”
urlò Steven, ma fu in quel momento che il bagliore di luce illuminò
anche loro due, e nella luce qualcosa si stava avvicinando a loro, o
qualcuno.
“Gli
alberi di questo bosco sono più cupi di quelli della foresta di
prima.”
Quando
Adam si voltò vide dietro di lui solo Jep, che con aria stupita si
guardava intorno.
“Dove
sono finiti gli altri?”
disse Adam in tono minaccioso.
“Erano
qui, erano davanti a me, e poi c'eri solo tu”
rispose Jep.
“Anche
questa è una tua trappola?”
“No
assolutamente no, io ero qui, e anche loro e poi c'eri solo tu. Lo
giuro non so nulla”.
C'era
qualcosa di sinistro negli alberi che li circondavano, avevano un
qualcosa di... umano.
“Hanno
i volti, come la quercia”
disse Jep.
“Probabilmente
l'intero bosco è fatto di alberi viventi come la quercia”
rispose Adam.
I
volti degli alberi sembravano dormire, e quindi con molta cautela i
due iniziarono a seguire il sentiero di ciottoli che si diramava tra
gli alberi. Era molto buio, ma i ciottoli erano così bianchi da
splendere alla luce della luna che filtrava tra i rami.
“Sono
inquietanti, sembrano persone”
disse Adam. “Non fare
alcun rumore”
aggiunse.
Non
fece in tempo a dirlo che Jep schiacciò qualcosa sotto i suoi
stivali, probabilmente un ramo.
In
quel momento quel minimo rumore impercettibile sembrò rimbombare per
tutto il bosco, e gli alberi si svegliarono molto arrabbiati.
“Chi
siete?”
“Cosa
volete?”
“Intrusi”.
“Spie”.
“Bracconieri!”
“Andate
via!”
“Chi
sono?”
“Mai
visti!”
“Sconosciuti!”
“Andate
via!”
“Ladri!”
L'intero
bosco aveva preso vita, ed era infuriato con Adam e Jep. Volti
minacciosi erano comparsi su ogni singolo albero del bosco, urlando
contro i due ragazzi.
“Corri!!!!”
urlò Jep mentre un albero stava letteralmente per mangiare Adam.
“Ma
dove diavolo siamo, quello stava per mangiarmi”
rispose terrorizzato Adam.
“Spero
i tuoi amici non abbiano fatto quella stessa fine!”
Adam
stava per spingere Jep in pasto ad uno degli alberi dopo quella
affermazione, in fondo se lo meritava pensò, quando entrambi
inciamparono in qualcosa che li fece finire di faccia a terra.
Megara
si strinse nella sua giacca, la temperatura era improvvisamente
calata, e aveva la strana sensazione che qualcosa di strano stesse
accadendo. Era sola, circondata da piante e fiori di ogni tipo. Gli
alberi erano pochi e non molto alti. Un sentiero ben tracciato
percorreva il bosco. Prese in mano il suo scettro, e lo strinse forte
a se, sicura ormai di potersi proteggere da ogni cosa, o quasi,
grazie ad esso.
Sentì
delle voci vicine, e alzando lo sguardo vide quella nuvola di fumo
viola che avevano visto sulla spiaggia. Megara capì di essere
arrivata al villaggio di Pralicon, quando una mano la afferrò per
un braccio.
“Dove
vai?”
Emiroth
era accanto a lei nascosto tra i cespugli.
“Non
dobbiamo attraversare il villaggio, dobbiamo aggirarlo. Dove vi
eravate cacciati tu e i tuoi amici? Dove sono gli altri”.
“Non
lo so, mi sono ritrovata improvvisamente da sola”.
“Le
insidie di questo bosco sono tante, avremmo dovuto restare insieme,
tutti” disse Emiroth
adirato.
“Cosa
facciamo adesso? Non possiamo andare via senza gli altri”.
“Non
lo so, ma di certo non possiamo chiedere aiuto nel villaggio”.
“Dobbiamo
tornare indietro”
disse Megara decisa.
“Non
possiamo ora, guarda!”
Il
dito di Emiroth indicava quattro persone incappucciate che uscivano
dal villaggio e si incamminavano sul sentiero, nella direzione da cui
erano venuti loro due.
Erano
tutti vestiti come il ragazzo che avano incontrato nella foresta, con
mantello, stivali, bastone da passeggio e lanterne. Erano seguiti da
due cani da caccia, dall'espressione stranamente mansueta e assente.
“Loro
sono gli spiriti?”
chiese Meg.
“Sono
gli abitanti del bosco, non so se sono degli spiriti, ma di certo se
tutti ci hanno messo in guardia da loro non ci conviene avvicinarli”.
I
quattro si fermarono, quando un altro venne loro incontro dal bosco.
Il suo mantello era molto più decorato di quello degli altri, i suoi
stivali più lavorati, e il suo bastone non di legno ma di materiali
preziosi. Sotto il cappuccio si nascondeva una donna dai lunghi
capelli castani, raccolti in una lunghissima treccia, adornata di
fiori. Sembrava una guerriera, o una regina. La donna si avviò verso
il villaggio, mentre Meg e Emiroth nascosti tra le piante osservarono
la scena.
“Ci
ha visti” disse Meg
spaventata.
“Era
troppo lontana, è impossibile”.
“Ci
ha visti ti dico, mi sono sentita fulminare dal suo sguardo. Sa che
siamo qui”.
“Se
ci ha visti perchè non ci hanno catturati”.
“Non
lo so. Ma temo che...”.
Meg
si voltò a guardare verso il sentiero, e un'ombra stava arrivando da
dietro gli alberi.
Un
uomo vestito da pirata era arrivato davanti alla Quercia di Pralicon.
Aveva
circa sui trent'anni, lunghi capelli biondi, occhi azzurri e un
sorriso poco raccomandabile. Aveva una camicia bianca sporca, tutta
aperta sul petto villoso, dei pantaloni di velluto verde bottiglia,
una cintura con una grossa fibbia a forma di teschio, e degli stivali
marroni. Da sopra la camicia portava un panciotto blu sdrucito, a cui
mancavano due bottoni. Sembrava che avesse affrontato tutte le
terribili creature della foresta per come era conciato.
Aveva
osservato Adam, Meg e gli altri entrare nella quercia, e si
apprestava a fare lo stesso. Aveva una specie di diario di bordo con
se, che consultò prima di dire “MiKaLiStaRoMiSgaNoTi
Pralicon”.
La
quercia si svegliò sbraitando: “Ma
è possibile che questa notte non è possibile riposare? Tu chi sei
adesso?”
“Io
sono uno dei salvatori della Luce del Limbo, le scimmie mi avevano
aggredito e ho detto ai miei compagni di non aspettarmi, di andare
avanti. Ma ora sono finalmente qui.”
“Non
mi avevano parlato di altri”
disse sospettosa la quercia.
“Non
erano sicuri che sarei arrivato. Conoscevo la formula no? Me l'hanno
detta loro prima di dividerci”.
“Poche
storie, entra e facciamola finita per questa notte. E il prossimo che
arriva me lo mangio!”.
La
porta si aprì, la quercia si riaddormentò, e il pirata entrò nel
bosco di Pralicon, non prima però di aver strappato alcuni dei fiori
gialli.
[il nuovo episodio Take Me Home 1x12: Tiger By My Side sarà online domenica 19 ottobre]
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