“Nessuna notizia della
banda che ha rubato il diamante Luce del Limbo dalla International
Jewellery London. L'unico identikit disponibile, quello dell'autista,
non ha portato alcun riscontro negli archivi della polizia. I ladri
sono accusati anche di omicidio, per aver giustiziato tutti i
sorveglianti della galleria”.
Il telegiornale parlava
solo di loro da ventiquattro ore. Nessuno aveva lasciato
l'appartamento, erano tutti chiusi li, senza speranze e senza una
soluzione. Persino Emiroth aveva smesso di parlare.
“Il detective Pragging
di Scotland
Yard sostiene che sia
una banda inesperta visto il caos lasciato e la inutile scia di
morti, un vero ladro avrebbe eseguito un lavoro più pulito e senza
vittime”.
La
televisione era sempre accesa ma Jonas evitava di ascoltarla, chiuso
nella sua stanza. Stava evitando tutto e tutti, e prima o poi la
polizia avrebbe rintracciato la sua auto e lo avrebbe trovato.
“Serve
a poco essere innocenti quando ci si imbatte nella magia. Gli umani
non troveranno mai il colpevole reale, specie se si tratta di simurg”
disse Emiroth, essendo decisamente poco d'aiuto.
“Dobbiamo
trovare un posto sicuro, specie per Jonas, non può restare più qui”
disse Eve pensierosa.
“Non
abbiamo nessun altro posto, se scoprono la sua identità
rintraccerebbero subito anche noi” disse Steven dubbioso.
“Portiamolo
da Jep, al Millepiedi, li non ci conosce nessuno e ospitano tutti”
disse Michelle.
“Non
possiamo chiedere a Jep di ospitare un fuggiasco, e ha già
dimostrato che non gli siamo molto simpatici” rispose Eve.
“Portatemi
da Jep, resterò li per un po', voi dovete andare avanti con la
missione, non potete fermarvi per me” disse Jonas comparendo in
piedi davanti alla porta della sua camera. Il suo aspetto era quello
di qualcuno che non dormiva da settimane, nonostante fossero passate
solo ventiquattro ore dalla rapina.
“Il
giovanotto ha ragione, noi abbiamo qualcosa da fare, dobbiamo
riprendere il diamante prima che...” disse Emiroth interrompendosi
improvvisamente, come se sapesse cosa stesse per accadere.
“Tu
hai ancora molte cose da spiegarci, ma ne parleremo più tardi, dopo
aver messo Jonas in salvo” disse Adam.
La
Tana del Millepiedi non era certo un posto raccomandabile per
l'occhio umano che non sapeva dell'esistenza di strane creature ed
altri mondi, ma in quel momento era l'unico posto per nascondere
Jonas senza che nessuno facesse domande.
“Non è certo il
luogo in cui mi piacerebbe passare le mie serate”
disse Emiroth.
“Non che non ci sia
mai stato, questo era uno dei primi posti di rifugio e tranquillità
per le creature magiche a Londra, ma è rimasto l'unico oggi. Beh
comunque non è un posto molto accogliente”
concluse il gufo.
"Dovete
ordinare?" disse Sally
appena misero piede nel locale. La cameriera non sembrò
riconoscerli, e Jonas questa volta non era in vena di corteggiamenti.
Sally continuava a masticare nervosamente la sua gomma e a battere la
matita sul taccuino.
“Siamo
qui per parlare con Jep” disse Adam.
“Jep
non è qui. Dovete ordinare?” rispose la monotona la cameriera.
“Si,
caffè per tutti, e appena arriva Jep digli che dobbiamo parlargli”
tagliò corto Meg.
Sally
si avviò verso il bancone, indispettita perché nessuno poteva darle
degli ordini, tanto meno una ragazza. “Qui si credono
tutti i miei padroni, ma un giorno, vedranno un giorno!”
“Ora
puoi iniziare dal principio Emiroth, e cortesemente questa volta non
omettere nulla” disse Meg fissando con i suoi occhi viola il
gufo, il quale era decisamente in imbarazzo.
“Non
potrei dirvi molto in realtà, ma visto come è andato il recupero
del diamante, penso che meritiate qualche spiegazione”.
Erano
seduti in uno degli angoli più nascosti del Millepiedi, e una luce
violacea con riflessi rossi illuminava il loro tavolo, mentre il buio
regnava fuori dalle finestre rotonde di legno che percorrevano il
lato del locale. I posti a sedere erano delle panche a tre posti con
schienale incurvato, come quei troni dei cattivi che si vedono nei
fumetti, intagliate in quelle che un tempo erano possenti querce.
“Ebbe inizio tutto
tre lustri fa, quando Luce del Limbo fu rubato dalla terra in cui
abitavano Adam e Megara, l'isola di Ageilia. Beruthiel,
regina di uno dei regni dell'isola, rubò il diamante facendo calare
l'oscurità sul resto dell'isola e impossessandosi di tutto il
potere. Tutti da quel giorno furono sottomessi a Beruthiel, e Adam e
Megara furono mandati sulla terra in salvo, perché una potente
strega dell'isola disse che solo loro un giorno avrebbero potuto
salvare il regno. Alcuni di noi furono mandati con voi sulla terra,
con il compito di proteggervi ed aiutarvi al momento di tornare a
casa. Altri sono scappati da Ageilia cercando riparo sulla Terra,
alcuni non ci sono però riusciti, fermati dai simurg, e imprigionati
nelle segrete del castello di Beruthiel. Un'altra persona fu mandata
in tenera età sulla Terra, ma mentre Adam e Meg sono sempre stati
sotto la nostra protezione, abbiamo sempre saputo dove foste voi due,
dell'altra persona non abbiamo più avuto notizia”.
Il
gufo sospirò, guardo gli altri seduti al tavolo, e smise di parlare.
“Questo
vuol dire che Ageilia non è sulla Terra...”
iniziò a chiedere Adam.
“Ageilia
è sulla Terra, o meglio sospesa sulla Terra, l'ultimo regno rimasto
senza radici nella terra ferma, gli altri sono andati distrutti nel
corso dei millenni, dagli abitanti della terra ferma, e fu per questo
che con un incantesimo i sovrani dei tre regni di Ageilia nascosero
l'isola, in modo che nessuno potesse più trovarla”.
“Ma
se il diamante è stato rubato quindici anni fa da questa regina, ed
è stato ritrovato sulla Terra quindici anni fa, come è possibile
che questa donna regni ancora? Perchè nessuno prima di noi ha
riportato il diamante sull'isola?”
chiese Meg.
“Solo
loro potranno salvare l'isola, vestiti d'oro e di cuori leggeri”
rispose
Emiroth citando la predizione di Saffronia. “Solo
voi potevate prendere dalle mani degli umani il diamante. Solo un
puro di cuore poteva spezzare la maledizione che aveva confinato il
diamante sulla Terra. Non si sa chi lo abbia portato qui, ma una
volta che tu hai spezzato l'incantesimo i simurg hanno potuto
portarlo di nuovo dalla loro regina”.
“Quindi
è finita, lei ha di nuovo il diamante, perché si è perso tutto
questo tempo?”
chiese Eve.
“Nulla
è finito. Fin dall'inizio si sarebbe dovuto aspettare il caldo
autunno, che avrebbe riportato Meg, Adam e Luce del Limbo nello
stesso luogo”.
Era
insolito quell'autunno, piovoso ma caldo, il più caldo a Londra
degli ultimi 15 anni.
“Dovrete
affrontare
Beruthiel
per riprendere il diamante. Ma dovremo aspettare che il portale si
apra, questa notte”.
Tutti
rimasero stupiti nel sentire che mancavano in realtà solo poche ore
all'apertura di un portale che li avrebbe spediti su un'isola sospesa
a migliaia di chilometri sul cielo di Londra.
“Dovrete
stare attenti, qualcuno ha sorvegliato il diamante per conto di
Beruthiel per tutti questi anni, e non sappiamo chi sia, potrebbe
essere ancora qui, sappiamo solo che...”
Emiroth
fu interrotto da Adam, che si alzò vedendo Jep entrare nel
Millepiedi, e gli fece segno con la mano. Jep li guardò stupito, dal
suo sguardo si capì che erano le ultime persone che si aspettava di
vedere li quella sera.
“Cosa
ci fate di nuovo qui”.
“Abbiamo
bisogno del tuo aiuto, solo per qualche ora”
iniziò Adam.
Jep
sembrava curioso di ascoltarli, era come se la loro presenza fosse
inaspettata ma improvvisamente interessante.
“Come
mai siete venuti proprio da me, non ho ritrovato Fridus”.
“Non
siamo qui per Fridus, siamo qui perché ci serve un posto dove stare,
solo per questa notte, e avevi detto che qui tutti sono ben
accetti...”
“Restate
qui, ma non infastidite e non inseguite nessuno questa volta”
disse Jep nuovamente gelido. A quel punto si voltò e si avviò verso
il bancone. Passando vicino ad alcuni dei suoi scagnozzi disse
sottovoce “Assicuratevi
che non lascino per nessun motivo il Millepiedi”.
Si
sedette, prese in mano il suo drink, e uno strano sorriso si disegnò
sul suo volto. Era più un ghigno che un sorriso.
“Sally,
trova un posto per dormire di sopra ai ragazzi”
disse con tono soddisfatto.
“Adesso
anche la locandiera devo fare? E poi quelli li non mi piacciono”
rispose con il solito nervosismo la cameriera.
“Tu
fallo e basta, questa è una serata importante”
disse Jep tornando a bere.
“Quell'uomo
non mi piace”
disse Emiroth.
“Solo
per qualche ora staremo qui, poi faremo quello che ci dirai tu. Ma se
trovassero Jonas in queste ore non potremmo più partire”
tagliò corto Adam, che ora dopo ora stava diventando sempre più
autorevole in veste di capo di questa spedizione.
“Seguitemi”
disse Sally avvicinandosi al loro tavolo. “Su
su, non ho tempo da perdere, è pieno di clienti. Jep vi ha trovato
un posto di sopra”
disse l'isterica cameriera.
Una
porticina nascosta sulla parete di fondo della sala si aprì quando
Sally bussò tre volte con le nocche delle dita. Non c'era davvero
qualcuno dall'altra parte, la porta si era aperta da sola.
“Da
questa parte”.
La stanza era piccola e buia, e Sally accese una piccola lampadina
sulla parete vicino ad una scalinata. Quando si accese la luce la
stanza apparve molto ben tenuta, con le pareti coperte da tasselli di
legno. La scalinata scricchiolava e portava al piano di sopra, dove
un lungo ed elegante corridoio si stagliava per tutto il piano. Tutto
all'interno dell'edificio contrastava con l'esterno desolato e mal
ridotto. Diverse porte erano chiuse, e alcuni mostri dall'aspetto
distinto passeggiavano per su e giù per il corridoio. Il Millepiedi
era sicuramente il posto più assurdo che avessero visitato, e lo
scoprire questa sorta di ostello per mostri li lasciò ulteriormente
basiti.
“Quanto
è lungo questo corridoio?”
bisbigliò Eve nell'orecchio di Meg.
“Non
lo so, sembra non finire mai”
rispose Meg alzando le spalle.
Fu
un momento davvero insolito per le due ragazze, seppur durò solo
pochi secondi.
Uno
strano essere alto in frac si tolse il cappello e fece un inchino
verso le ragazze.
“Fred,
non fare il cascamorto con tutte”
tuonò Sally.
“Ecco
potete stare qui per ora, non abbiamo altre camere. Se serve qualcosa
chiamatemi”.
Sally
uscì sbattendo la porta, lasciando i ragazzi in una camera enorme,
con tre finestre, mobili rifiniti in legno, carta da parati e
tappeti.
“Qualcosa
non mi torna, non mi piace questo posto”
sbuffò Emiroth accendendosi la pipa.
“Che
cosa non ti torna?”
chiese Adam.
“Non
lo so, ma tutto questo mi sembra strano, non ci ha chiesto neanche
perché siamo qui quel tipo, Lem, Ted, Bob, o come si chiama”.
“Jep.
E lui ha sempre detto che questo è un posto che accoglie tutti”
disse Steven.
Michelle
guardava fuori dalla finestra, come se aspettasse qualcuno o
qualcosa, un segno, era stranamente irrequieta quella sera. Emiroth
continuava a fissarla, e stava per farle una domanda, quando qualcuno
bussò alla porta e la aprì.
“La
stanza è di vostro gradimento? Visto che è una cosa temporanea vi
ho messo tutti insieme, anche perchè le camere sono terminate”
disse Jep, avvolto nel suo giubbotto di pelle.
“Chi
ti dice che è una cosa temporanea?”
disse dubbiosa Meg.
“Beh,
anche io vedo i telegiornali”
disse Jep sorridendo in direzione di Jonas e accendendosi una
sigaretta.
Michelle
si voltò un attimo a guardarlo e poi si girò nuovamente verso la
finestra, prima che i loro sguardi si incrociassero.
Jep
andò via subito, e Emiroth consigliò ai ragazzi di riposarsi,
mancavano poche ore all'apertura del portale, alla piccola rimessa
delle barche a gasolio sulla riva del Tamigi. Il portale si sarebbe
aperto verso l'isola di Ageilia alla mezzanotte tra il ventottesimo e
il ventinovesimo giorno di settembre del caldo autunno che avrebbe
riunito l'uomo e la donna dai cuori leggerie li avrebbe condotti
sulle rive di una delle spiagge del luogo.
Non
era ancora mezzanotte, quando la porta della camera si aprì pian
piano, nel silenzio e nel buio totale. Qualcuno si introdusse nella
camera e senza fare alcun rumore si avvicinò a Michelle e le
sussurrò nell'orecchio “tra
cinque minuti alla rimessa delle barche”.
Michelle,
in uno stato di dormiveglia, nei primi secondi pensò di aver
immaginato tutto, finché non vide questa sagoma chiudere pian piano
la porta della camera. Non riuscì a vedere chi fosse, ma quella voce
cupa le sembrò familiare.
Non
sapeva cosa sarebbe successo, aveva una strana sensazione da tutto il
pomeriggio, una brutta sensazione, ma si convinse che doveva seguire
quella voce, doveva recarsi alla rimessa.
Si
avvicinò alla finestra, la aprì e scese dalle scale antincendio. Le
sembrò il modo giusto per far passare inosservata la sua fuga
notturna. Il vento era caldo fuori. Michelle iniziò a scendere per
le scale, si ritrovò in strada si guardò intorno e si incamminò a
passo svelto verso il Tamigi. In tasca stringeva il suo cammeo, e non
riusciva a pensare più a nulla.
Dove
stava andando? Cosa stava facendo? Chi la stava aspettando?
Non
aveva risposte a queste domande, e decise di smetterla di porsele.
La
rimessa delle barche a gasolio era una specie di magazzino sulla riva
del fiume, con un pontile di legno stretto e non molto affidabile.
Quando
scese gli scalini di pietra per arrivare allo spiazzo del magazzino,
notò una figura sul pontine, che la fissava. Si avvicinò con
cautela, e fu sorpresa di trovare quella persona li ad aspettarla.
Aveva
un giubbino rosso, e sembrava più alto del solito.
“Sei
venuta, ti stavo aspettando”
disse la figura alla fine del pontile.
Michelle
era spaventata, molto spaventata, e in quel momento si rese conto che
la scelta di andare alla rimessa da sola, di notte, senza i suoi
amici, senza neanche avvisarli, senza avvisare Steven, dopo tutte
quelle predizioni, non era stata una buona idea.
“Tu
devi fermarli, devi impedire che partano questa notte”.
Michelle
non rispondeva, continuava a camminare, e si fermò a metà del
pontile. L'acqua si muoveva lenta sotto i suoi piedi, e la brezza
calda l'avvolgeva.
“Se
partite qualcosa andrà storto, qualcuno morirà, qualcuno perderà
tutto, qualcuno non potrà tornare a casa. Tu lo sai, le hai sentite
le predizioni. Fermali”.
“Perché
io?”
chiese Michelle reagendo a quello stato di panico che l'aveva
bloccata negli ultimi minuti.
“Perché
le carte e gli specchi hanno scelto te. Solo tu puoi fermarli”
disse la figura maschile.
“Io
non posso fermarli. E sono pronta ad affrontare le conseguenze. Si
tratta di qualcosa di più grande di me, sono pronta alla mia
punizione”.
La
figura maschile strinse i pugni nervosamente, stava perdendo la
pazienza, Michelle si era dimostrata più coraggiosa del previsto.
“Tu
devi fermarli, altrimenti...”
“Altrimenti?”
“Michelle!”
disse qualcuno gridando dalla strada. Era Steven, che insieme agli
altri stava correndo verso la rimessa.
La
ragazza si voltò verso di lui, e poi si rivoltò verso l'uomo, che
si stava pian piano avvicinando.
“Altrimenti
rovinerai tutto sciocca”
disse con rabbia l'uomo.
Fu
in quel momento, quando Adam e Meg arrivarono insieme agli altri
sulla banchina che il portale si aprì.
“Non
c'è più tempo, fermali!”
urlò l'uomo, i cui occhi divennero completamente neri, come se le
pupille si fossero dilatate. Le fiamme si alzarono dall'acqua e
stavano per avvolgere tutto il pontile.
“Entrate
nel portale, non posso spiegarvi, entrate!”
urlò Michelle.
“Michelle!”
“Steven,
ascoltami, vai, so cosa faccio! A lui ci penso io, andate!”
disse Michelle avanzando sul pontile verso l'uomo, che ora era
illuminato dalle fiamme che uscivano dall'acqua. Fu in quel momento
che gli altri scoprirono con chi stesse parlando la ragazza. Jep
sembrava un demone, con gli occhi neri, più alto del solito, i pugni
pieni di venature, e un ghigno nervoso di chi non aveva ancora
ottenuto quello che stava aspettando.
Emiroth
spinse prima Jonas e poi Eve nel portale e disse agli altri di
seguirli ed entrò anche lui.
Adam
stava per entrare, quando sentì una strana sensazione, si voltò di
scatto e vide Steven e Meg immobili che fissavano quello che stava
accadendo. Jep era passato dall'altra parte del pontile, era a pochi
passi da loro, mentre Michelle si trovava alla fine del pontile. Il
suo viso era illuminato dalla pallida luce della luna e qualcosa si
spense nei suoi occhi. Michelle perse i sensi e quello che i ragazzi
videro fu straziante. Il corpo della ragazza si afflosciò come se
fosse un pupazzo senza vita, e Michelle, con i suoi capelli biondi
che danzavano nel vento, cadde in acqua, per poi essere risucchiata
da un vortice che portò via lei e le fiamme.
Jep
cadde in ginocchio, come se quel qualcosa che lo aveva posseduto fino
a quel momento fosse improvvisamente uscito dal suo corpo.
Steven
urlava e Meg in lacrime lo tirò a se. Una lunga lacrima scese sulla
guancia sinistra di Adam, che si sentì come se qualcuno gli avesse
strappato un arto, e con la poca forza rimasta afferrò per un
braccio Megara e Steven e li trascinò con se nel portale che si
stava richiudendo.
“Noooooooooo”.
L'urlo di Steven probabilmente rimbombò per tutta Londra, prima di
essere risucchiato dal portale.
Jep
si rialzò, e con le ultime forze rimaste, si tuffò nel portale,
prima che si richiudesse.
[il nuovo episodio Take Me Home 1x10: Don't Cry (The Breakup Of The World) sarà online domenica 5 ottobre]
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